Il 18 novembre 2026, esattamente alle 11:16 ora italiana, la sonda Voyager 1 varcherà una soglia storica: si troverà a un giorno luce dalla Terra. Sarà il primo manufatto umano a raggiungere i 25,902 miliardi di chilometri di distanza dal nostro pianeta.
Lanciata da Cape Canaveral il 5 settembre 1977 a bordo di un vettore Titan IIIE, la navicella della NASA viaggia da quasi cinquant’anni. Oggi un comando radio inviato dal centro di controllo impiega circa 23 ore solo per coprire l’andata.
A bordo non ci sono pannelli solari, inutilizzabili nel buio profondo. L’elettronica riceve energia da generatori termoelettrici a radioisotopi (RTG) alimentati dal decadimento del plutonio-238, la cui lenta degradazione fornisce elettricità sufficiente a mantenere i contatti.
La finestra di lancio del 1977 e la fionda gravitazionale
La partenza di Voyager 1 e della gemella Voyager 2 non fu casuale. Nel 1965 Gary Flandro, fisico del Jet Propulsion Laboratory (JPL), scoprì che tra il 1976 e il 1978 i quattro giganti gassosi esterni si sarebbero disposti lungo un allineamento raro, visibile solo una volta ogni 175 anni.
Le traiettorie orbitali seguite dalle missioni Voyager attraverso i pianeti esterni.
Quella precisa geometria ha consentito di sfruttare l’assist gravitazionale planetario. Ogni passaggio ravvicinato ha sottratto una frazione infinitesimale del moto orbitale del pianeta per spingere la sonda verso la tappa successiva a velocità superiore, senza consumare propellente.
La NASA assemblò due veicoli da quasi 700 chilogrammi l’uno, dotati di dieci strumenti scientifici dedicati a campi magnetici, radiazioni cosmiche e riprese ottiche. A guidare la parte comunicativa della missione fu l’astrofisico Carl Sagan, ideatore del celebre messaggio destinato a eventuali osservatori extraterrestri.
La rotta attuale oltre l’eliopausa
Voyager 1 sfreccia a una velocità di quasi 61.000 km/h rispetto al Sole. Con un aereo di linea commerciale servirebbero circa 3,5 milioni di anni per percorrere la medesima distanza.
La sonda ha già superato l’eliopausa, il confine in cui il vento solare viene arrestato dalla pressione del mezzo interstellare. Nonostante si trovi nello spazio tra le stelle, non ha ancora abbandonato l’influenza gravitazionale della nostra stella.
Il limite esterno del Sistema Solare coincide infatti con la Nube di Oort, l’immensa riserva sferica di comete e corpi ghiacciati. Voyager 1 intercetterà il margine interno della nube, situato a circa 2.000 unità astronomiche, tra circa 300 anni; per attraversarla completamente fino a 100.000 unità astronomiche serviranno tre millenni. A questa velocità, l’avvicinamento alla stella Proxima Centauri richiederà circa 73.000 anni.
I traguardi scientifici attorno ai giganti gassosi
Nel 1979 il sorvolo di Giove cambiò le conoscenze geologiche sul cosmo: le fotocamere rivelarono che la luna Io ospita vulcani attivi, attestando per la prima volta un vulcanismo attivo al di fuori della Terra. Inoltre la sonda individuò un sottile sistema di anelli attorno al pianeta e registrò la natura anticiclonica della Grande Macchia Rossa.
Il pianeta Giove ripreso dagli strumenti fotografici di bordo della Voyager 1.
Il 12 novembre 1980 la sonda passò a circa 125.000 chilometri dalle nubi di Saturno, studiando la complessa atmosfera di Titano. Dieci anni più tardi, il 14 febbraio 1990, Sagan ottenne il consenso per un’ultima manovra visiva: far ruotare la fotocamera verso l’interno del Sistema Solare.
Dall’orbita oltre Nettuno, Voyager 1 scattò il celebre ritratto noto come Pale Blue Dot, in cui la Terra appare come un minuscolo punto di luce sospeso all’interno di un raggio solare riflesso dalle ottiche.
La capsula del tempo del Golden Record
Sulla scocca della sonda è fissato il Golden Record, un disco fonografico in rame placcato oro concepito come capsula del tempo. Il supporto è progettato per resistere intatto per miliardi di anni nello spazio vuoto.
La custodia protettiva del disco d’oro fissato all’esterno della sonda.
Il comitato scientifico raccolse 115 immagini analogiche, suoni naturali terrestri, canti di uccelli e richiami di balene. L’incisione include una selezione musicale eclettica, saluti parlati in 55 idiomi, i messaggi del presidente Jimmy Carter e del segretario generale dell’ONU Kurt Waldheim, oltre a un campione di uranio-238 per consentire la datazione radiometrica del reperto.
L’eco nella fantascienza
L’idea di una sonda terrestre dispersa nel cosmo profondo ispirò direttamente il cinema. Nel film del 1979 Star Trek: The Motion Picture, l’immensa entità aliena denominata V’ger si rivela essere una versione futuristica e modificata della Voyager 6, raccolta da una civiltà di macchine e rispedita verso la Terra per ricongiungersi con il suo creatore.




