40.000 km e 18 Paesi in bici: due italiani arrivano in Alaska dopo 1.047 giorni

40.000 km e 18 Paesi in bici: due italiani arrivano in Alaska dopo 1.047 giorni
40.000 km e 18 Paesi in bici: due italiani arrivano in Alaska dopo 1.047 giorni

Quarantamila chilometri percorsi a pedali, 18 frontiere attraversate e quasi tre anni vissuti interamente sulla strada. Andrea Centelleghe, 23 anni di Sedico, e Omar Turrin, 33 anni di Feltre, hanno raggiunto il traguardo di Prudhoe Bay, all’estremo nord dell’Alaska, il 13 agosto.

Il contatore finale segna 1.047 giorni di viaggio e 398.600 metri di dislivello positivo accumulati lungo l’intera spina dorsale del continente americano.

Dalle Ande all’estremo nord: la rotta delle Americhe

L’idea ha preso forma dopo l’incontro tra i due al Bam, il raduno europeo dedicato ai viaggiatori su due ruote. Turrin aveva già pedalato dall’Italia fino alla Mongolia e cercava un compagno per una nuova spedizione oltreoceano.

I preparativi hanno richiesto pochi mesi, ma fare le valigie per un arco temporale così lungo si è rivelato complesso. Al via, il peso totale di ciascuna bicicletta equipaggiata oscillava tra i 60 e i 70 chili.

Dal Brasile a Ushuaia prima di risalire

La partenza è avvenuta ad Araraquara, nello Stato brasiliano di San Paolo. Da lì i due ciclisti sono scesi verso sud attraversando Paraguay, Uruguay e Argentina, fino a toccare la punta australe di Ushuaia.

Completato il fondo della mappa, è iniziata la risalita: Cile, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, America Centrale, Messico, Stati Uniti, Canada e la linea artica dell’Alaska.

La gestione delle crisi: quota cinquemila e tende distrutte

Le tappe non hanno seguito tabelle di marcia rigide. Nei tratti asfaltati la media giornaliera raggiungeva i 100-120 chilometri, mentre sulle piste montuose del Perù la progressione scendeva spesso a 40 chilometri a fatica.

Le quote andine hanno imposto il dazio fisico più duro. Sugli altipiani della Bolivia, stabilmente sopra i 4.000 metri con punte a quota 5.000, la carenza di ossigeno ha reso critiche anche le soste notturne per dormire.

In Patagonia, invece, le raffiche di vento e la pioggia incessante hanno distrutto l’attrezzatura. Con la tenda squarciata a circa 250 chilometri dal primo centro abitato, i due sono stati soccorsi da un automobilista dopo un’ora di autostop a bordo strada.

Oltre seicento notti a casa di sconosciuti

La logistica dell’alloggio restituisce la vera dinamica del viaggio: 605 notti sono state trascorse ospiti di famiglie del posto, 336 in tenda e appena 106 pagando strutture ricettive.

Le reti di solidarietà locale e le piattaforme dedicate ai cicloviaggiatori hanno permesso di costruire ponti continui. In Colombia la sosta si è prolungata per cinque mesi, di cui uno intero pedalando insieme ad altri tre viaggiatori aggregati lungo il cammino.

La vista di due persone cariche di borse, polverose e visibilmente affaticate ha azzerato la diffidenza iniziale delle comunità locali, trasformando semplici passaggi stradali in inviti a tavola e alloggi di fortuna.

L’arrivo a Prudhoe Bay

Raggiungere la sponda ghiacciata dell’Oceano Artico ha portato sensazioni contrastanti. Davanti alle distese vuote di Prudhoe Bay, il sollievo dell’arrivo ha lasciato spazio a un immediato senso di spiazzamento operativo.

L’avventura non si conclude subito con un volo di ritorno. I due stanno valutando di pedalare nuovamente verso sud in territorio canadese per esplorare aree saltate durante la prima risalita, prima di dividersi e dare forma all’archivio visivo raccolto, composto da ore di girato e migliaia di scatti fotografici.

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