Delfin, l’affondo di Leonardo Del Vecchio: «Serve un piano a 50 anni, Essilux ha perso il 50%»

Leonardo Maria Del Vecchio al Forum Ambrosetti a Cernobbio
Leonardo Maria Del Vecchio durante i lavori del Forum Ambrosetti a Cernobbio.

Una netta discontinuità nella gestione e una visione industriale proiettata sui prossimi decenni. Al Forum Ambrosetti di Cernobbio, Leonardo Maria Del Vecchio interviene sugli assetti di Delfin e sul futuro di EssilorLuxottica, chiedendo una trasformazione profonda nella conduzione strategica del gruppo.

«Io auspico un cambio delle strategie e auspico una nuova fase», ha dichiarato Del Vecchio a margine del forum, rispondendo alle domande sulla governance di Luxottica. Per l’azionista serve una prospettiva non limitata al breve periodo: «Hanno bisogno di una strategia chiara e nel lungo periodo, non di 3 anni ma di 50».

La priorità su EssilorLuxottica

Del Vecchio ha respinto la narrazione incentrata sullo scontro individuale con il vertice operativo, chiedendo di riportare l’attenzione sui numeri del gruppo dell’occhialeria.

«Io vorrei spostare un po’ l’attenzione su questo dualismo che si è creato tra me e Francesco Milleri quando invece al posto deve tornare Essilux», ha chiarito durante il punto stampa. «Essilux voglio ricordare che è il lascito, è l’investimento vero di Delfin, è la vera legacy di nostro padre e ha perso il 50% in borsa. Quindi si parla troppo tra di me e Francesco. Ma la cosa più importante è quella di custodire e portare altri 10 anni di successi a Essilux».

Il risiko bancario e il ruolo dei soci

Sul fronte finanziario e sulle manovre nel settore bancario, la linea resta aperta a grandi operazioni di sistema, purché rispettino l’interesse nazionale e la volontà comune dell’azionariato di Delfin.

«Credo che tutti i soci di Delfin ragioneranno per identificare la migliore offerta economica e la migliore prospettiva per il futuro. Senza tralasciare la doverosa attenzione al sistema paese Italia», ha spiegato Del Vecchio.

Il veto sulle decisioni solitarie

L’idea di dare vita a un polo finanziario di primo piano rientra tra gli obiettivi storici della famiglia, ma con precisi paletti decisionali.

Delfin, l'affondo di Leonardo Del Vecchio: «Serve un piano a 50 anni, Essilux ha perso il 50%»

«Se mi si chiede se si debba creare un campione italiano finanziario che vada a competere con le più grandi banche europee? Assolutamente sì. E questo era un sogno anche del fondatore. Quindi creare un campione italiano finanziario assicurativo? Assolutamente sì», ha ribadito. Il percorso, però, richiede condivisione: serve «farlo nella maniera migliore e farlo col consenso dei soci».

Alla domanda se Francesco Milleri possa decidere autonomamente su questi dossier, la replica è stata perentoria: «No, assolutamente no. Si chiamerebbe MilDelfin, o Milfin, non Delfin».

L’indagine interna e il lavoro dei revisori

Resta aperto anche il capitolo sui presunti conflitti di interesse e sulle verifiche richieste dagli azionisti agli organi di controllo societari.

«Sicuramente è stata richiesta un’indagine e voi avete pezzi della lettera», ha confermato Del Vecchio riguardo alle criticità emerse nel Consiglio di amministrazione. «Posto che sono stati nominati revisori, penso che sia giusto far rispondere loro».

«Vorrei che facessero loro il lavoro che in questi anni forse è mancato, sicuramente a livello di informative e sicuramente a livello di condivisione di piani strategici con gli azionisti da parte del board», ha concluso l’azionista.

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