Caccia in Italia: i dati ufficiali smentiscono la lobby, i praticanti reali scendono a 429.484

Caccia in Italia: i dati ufficiali smentiscono la lobby, i praticanti reali scendono a 429.484
Caccia in Italia: i dati ufficiali smentiscono la lobby, i praticanti reali scendono a 429.484

Le associazioni venatorie e diversi esponenti politici continuano a parlare di oltre mezzo milione di praticanti. Le stime diffuse sui media oscillano regolarmente tra le 500mila e le 600mila doppiette attive, alimentando il peso percepito del settore.

I registri ufficiali raccontano una realtà diversa. Nella stagione venatoria 25/26 i tesserini effettivamente rilasciati in Italia ammontano a 429.484, smentendo la narrazione dominante.

I dati dell’accesso civico: il censimento della Lac

Il conteggio reale emerge dal lavoro condotto da Augusto Atturo, rappresentante ambientalista della Lega per l’Abolizione della Caccia (Lac) all’interno della Commissione faunistico-venatoria della Regione Liguria.

Atturo ha inoltrato formali istanze di accesso civico generalizzato (decreto legislativo 33/2013) agli uffici competenti di 19 Regioni e delle due Province autonome. La richiesta ha imposto agli enti locali di certificare il numero esatto di tesserini consegnati ai residenti nelle ultime due stagioni.

Questo parametro fotografa l’effettiva attività sul campo, a differenza dei porti d’armi rilasciati dalle questure, che includono armi detenute a uso sportivo o licenze rinnovate da persone che poi non vanno a cacciare.

I documenti regionali protocollati certificano inoltre un trend al ribasso: tra la stagione 24/25 e quella 25/26 il calo è stato del 2,7%, passando da 441.261 a 429.484 cacciatori attivi.

Il crollo demografico e storico delle doppiette

Il confronto con il passato documenta una progressiva scomparsa della categoria. Negli anni Ottanta i cacciatori italiani superavano quota 1,7 milioni.

All’entrata in vigore della legge quadro sulla caccia (legge 157/92), la platea contava ancora più di 1,1 milioni di persone. Rispetto a quarant’anni fa, la consistenza numerica si è ridotta di circa tre quarti.

Il declino è legato anche a una questione anagrafica: l’età media di chi imbraccia il fucile si colloca stabilmente tra i 60 e i 65 anni, senza un ricambio generazionale significativo.

La frattura con l’opinione pubblica

La flessione numerica coincide con una contrarietà sempre più netta della cittadinanza verso le doppiette. Un recente sondaggio realizzato per la Fondazione Cappellino dall’Istituto Piepoli indica che il 94% degli italiani chiede l’abolizione, la limitazione dell’attività venatoria o il mantenimento dei vincoli correnti.

Una rilevazione condotta da Ipsos rileva a sua volta che per il 78% della popolazione la caccia a fini ludici è eticamente inaccettabile a causa delle sofferenze imposte alla fauna selvatica.

Il peso elettorale che guida le scelte politiche

Nonostante la perdita costante di tesserati, la pressione esercitata dal comparto continua a orientare l’agenda istituzionale, dal governo nazionale a diverse giunte regionali di ogni colore politico.

La categoria conserva una forte capacità di mobilitazione corporativa alle urne, riuscendo a veicolare blocchi compatti di preferenze verso specifici candidati. Una rete familiare e relazionale fidelizzata permette di moltiplicare l’impatto di quei 430mila tesserati, trasformando una minoranza demografica in un fattore decisionale prioritario.

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