Trasformare le proprie ceneri in una pietra preziosa per avvicinarsi al divino. È stata questa la volontà testamentaria di don Lanfranco Casali, storico sacerdote marchigiano spentosi a 93 anni nel novembre 2025 presso la struttura Buttari di Osimo.
L’operazione, eseguita in un laboratorio specializzato in Svizzera con costi che possono raggiungere i 22mila euro, ha concretizzato il desiderio espresso dal religioso nel 2024. Le sue spoglie sono state convertite in un diamante sintetico di colore blu.
La motivazione spirituale e la reazione della diocesi
La motivazione fornita a suo tempo dal parroco era legata a una specifica visione mistica. Don Lanfranco aveva spiegato l’intenzione con parole chiare: “Vorrei andare oltre, desidero che le mie ceneri siano diamantificate per poter riflettere meglio la luce di Dio”.
Il compimento di questa procedura ha innescato una reazione formale da parte della diocesi di Fano, territorio in cui il sacerdote ha svolto oltre trent’anni di ministero dopo diverse esperienze pastorali in Russia. Il vescovo locale ha preso le distanze dal gesto, definendolo una scelta strettamente individuale e non allineata alle direttive canoniche.
Il contrasto con le norme vaticane sulla sepoltura
La Chiesa cattolica mantiene criteri rigidi sul trattamento delle ceneri derivanti dalla cremazione. Le disposizioni vaticane impongono infatti la conservazione delle spoglie mortali in luoghi sacri o cimiteriali, vietando la dispersione in natura, la spartizione tra parenti o la trasformazione in oggetti commemorativi.
La creazione della pietra preziosa azzurra ha rotto la consuetudine ecclesiastica, trasformando le esequie del sacerdote fanese in un caso aperto all’interno della comunità religiosa regionale.

