Un trionfo tedesco, quattro reazioni a Roma
Il successo elettorale di Alternative für Deutschland (AfD) nello stato federale della Sassonia-Anhalt ha riacceso le contraddizioni della maggioranza di governo italiana. Davanti all’avanzata della destra radicale tedesca, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni si è presentato diviso su più fronti distinti.
Fratelli d’Italia ha scelto il silenzio ufficiale, lasciando però filtrare segnali di imbarazzo e preoccupazione diplomatica. Al contrario, il vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani ha condannato senza mezzi termini il programma di AfD, rimarcando la propria distanza valoriale.
L’altro vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, ha invece telefonato direttamente ad Alice Weidel per congratularsi del risultato. A queste tre linee si aggiunge quella di Roberto Vannacci e della sua formazione Futuro Nazionale: da alleato diretto di AfD a livello europeo, Vannacci ha festeggiato platealmente, arrivando a schernire il cancelliere tedesco Friedrich Merz.
Dieci anni di tatticismi tra Roma e Berlino
L’ambiguità verso AfD affonda le radici nella fondazione stessa del partito tedesco, nato nel 2014. All’inizio, le posizioni economiche di AfD erano l’esatto opposto di quelle della Lega: i tedeschi contestavano l’austerità di Berlino ritenendola persino troppo generosa verso i paesi del Sud Europa, Italia inclusa.
Eppure, già nel 2016 Salvini lodava i primi trionfi locali del movimento, cercando di spingere l’alleato Silvio Berlusconi su posizioni più dure contro i trattati europei. Nello stesso periodo anche Giorgia Meloni e Ignazio La Russa guardavano con favore alla crescita di AfD, interpretandola come una rottura salutare contro il modello di Angela Merkel.
La contraddizione era evidente: applaudire una forza ultranazionalista tedesca significava colpire direttamente la famiglia del Partito Popolare Europeo, pilastro storico di Forza Italia.
La rottura diplomatica di Fratelli d’Italia
Con il passaggio all’opposizione prima e a Palazzo Chigi poi, Fratelli d’Italia ha dovuto ridisegnare la propria collocazione internazionale. Nel gennaio 2024 Meloni ha definito «insormontabili» le distanze da AfD, puntando il dito contro le simpatie filorusse del partito tedesco e rivendicando per sé un profilo atlantista e istituzionale.
Nonostante la linea della premier, diverse figure del partito continuano a mandare segnali differenti. Il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli ha auspicato in passato un ingresso di Weidel nel governo federale, mentre l’eurodeputato Carlo Fidanza ha descritto il voto della Sassonia-Anhalt come la prova del fallimento delle grandi coalizioni, sollecitando AfD ad abbandonare le scorie più estreme per diventare alleabile.
La Lega e la competizione a destra
Il percorso della Lega con la formazione tedesca è stato ancora più altalenante. Nel 2019 Salvini portò AfD nel gruppo europeo di Identità e Democrazia, scontrandosi con la diffidenza di Marine Le Pen.
Due anni dopo, durante la partecipazione al governo di Mario Draghi, il leader leghista si disse disposto a tagliare i ponti con Berlino per costruire un’alleanza conservatrice più moderata. Il progetto naufragò e i rapporti si ricucirono, fino allo strappo del maggio 2024, quando le uscite apologetiche sul nazismo del capolista tedesco spinsero la Lega e il Rassemblement National a espellere AfD, fondando poi il gruppo dei Patrioti per l’Europa.
Oggi AfD siede nell’Europa delle Nazioni Sovrane insieme a Futuro Nazionale. Ed è proprio la pressione a destra esercitata da Vannacci a spingere nuovamente la Lega a riaprire un canale con i vertici tedeschi, confermando come i rapporti internazionali restino subordinati alla concorrenza interna.

