All’inizio delle riprese della sua serie televisiva di esplorazione spaziale, Gene Roddenberry si trovò di fronte a un ostacolo logistico insormontabile. Far atterrare l’astronave su pianeti sempre diversi a ogni puntata richiedeva manovre visive complesse, modelli in scala e animazioni prospettiche i cui costi avrebbero fatto saltare all’istante l’intero budget di produzione.
Da quella limitazione economica nacque la tecnologia più imitata e parodiata nella storia della fantascienza: il teletrasporto. A sessant’anni dalla messa in onda del primo episodio, quell’espediente tecnico rimane uno dei marchi di fabbrica di Star Trek.
Una dissolvenza ottica per non sforare il budget
Invece di mostrare decolli e atterraggi dell’astronave, la sceneggiatura decise di smaterializzare i protagonisti per trasferirli istantaneamente sui corpi celesti. L’effetto visivo costava pochissimo: bastava una semplice dissolvenza incrociata tra una ripresa degli attori immobili e uno sfondo statico.
Roddenberry non aveva concepito da zero il concetto teorico di teletrasporto, ma integrandolo nella dinamica narrativa della serie lo trasformò in un fenomeno globale.
Eugene Wesley Roddenberry aveva poco più di quarant’anni quando iniziò a sviluppare il progetto nel 1964. Aveva alle spalle un passato come aviatore durante il secondo conflitto mondiale, un impiego come pilota per la Pan Am e un trascorso nelle forze di polizia, prima di dedicarsi alla scrittura per il piccolo schermo.
Dalla carovana western ai Viaggi di Gulliver
Per convincere i vertici dei network statunitensi, Roddenberry presentò la storia come un western ambientato tra le stelle. Il modello dichiarato era Carovane verso il West (Wagon Train), popolare serie dell’epoca sul tragitto di pionieri dal Missouri alla California.
In realtà, l’ispirazione letteraria principale erano I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift. L’obiettivo dell’autore consisteva nel costruire un doppio livello di lettura: l’avventura spaziale faceva da specchio per osservare contraddizioni, conflitti e dinamiche della società contemporanea.
Il rifiuto del primo pilota e la nascita di Kirk
Nel 1964 fu girato un primo episodio pilota con Jeffrey Hunter nel ruolo del capitano Christopher Pike. Il vulcaniano Spock era già presente, ma con tratti differenti da quelli definitivi, mentre mancava del tutto James T. Kirk.
La rete NBC giudicò quel primo tentativo troppo intellettuale, lento e poco accessibile per il pubblico generalista. Tuttavia, i dirigenti scorsero del potenziale nel format e decisero eccezionalmente di finanziare un secondo pilota, intitolato Where No Man Has Gone Before.

Hunter decise di non proseguire e fu sostituito da William Shatner nel ruolo di Kirk. Su pressione dei dirigenti, contrari a una donna come seconda in comando, fu eliminato il personaggio razionale di Number One, interpretato da Majel Barrett: le sue caratteristiche analitiche passarono direttamente a Spock, interpretato da Leonard Nimoy, nonostante il timore del network per le sue orecchie a punta.
Il cast originale di Star Trek riunito sul set nel 1966
Fantascienza antropologica al servizio della narrazione
Ambientata tra il 2266 e il 2269, la serie classica descriveva un’epoca in cui l’umanità, pacificata sotto il governo della Terra Unita, esplorava la Via Lattea guidata dalla Federazione dei pianeti uniti. L’astronave USS Enterprise non era concepita come un’arma da guerra, ma come uno strumento di ricerca diplomatica e scientifica.
A differenza delle classiche invasioni aliene tipiche della Guerra Fredda, le storie mettevano in scena mondi alieni per analizzare temi come il razzismo, la disparità sociale, la libertà individuale e la convivenza civile.
Per contenere le spese, le specie extraterrestri vennero pensate come umanoidi. Attori truccati con dettagli anatomici minimi, come le fronti corrugate dei Klingon o le orecchie vulcaniane, sostituivano la necessità di costosi mostri meccanici.
L’equipaggio era vincolato dalla “Prima direttiva”, il principio fondamentale di non interferenza nello sviluppo delle civiltà aliene meno avanzate. Per codificare questa norma, gli autori si ispirarono esplicitamente ai principi della Carta delle Nazioni Unite.
La nave stellare USS Enterprise in orbita attorno a un pianeta
La chiusura prima della Luna e il volo reale di Shatner
Il primo episodio andò in onda negli Stati Uniti l’8 settembre 1966. Nonostante il riscontro iniziale, il calo di ascolti provocato dallo spostamento al venerdì sera portò NBC alla cancellazione dello show: l’ultima puntata fu trasmessa il 3 giugno 1969, appena un mese prima dello sbarco dell’Apollo 11 sulla Luna.
Le repliche trasmesse dalle emittenti locali negli anni Settanta crearono una comunità globale di appassionati, aprendo la strada al film del 1979 e a franchise derivati come The Next Generation, Deep Space Nine e Voyager.
Il legame tra finzione e realtà ha visto astronauti omaggiare la saga in orbita, tra cui Samantha Cristoforetti nel 2015 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale con la divisa della serie. Nel 2021, lo stesso William Shatner ha volato realmente nello spazio con la capsula Blue Origin di Jeff Bezos, descrivendo l’oscurità del cosmo come un’esperienza di sconcertante freddezza, ben lontana dall’ottimismo avventuroso del capitano Kirk.



