Il blitz della DDA sul litorale romano
Cinque appartenenti alla Polizia di Stato in servizio presso il Commissariato di Anzio-Nettuno sono stati arrestati e condotti in carcere su disposizione del Giudice per le indagini preliminari di Roma. Il provvedimento cautelare nasce da un’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura capitolina.
I poliziotti risultano gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la Pubblica Amministrazione, concorso esterno in associazione per il traffico di stupefacenti, peculato, falso, concorso nella cessione di droga e accesso abusivo alle banche dati delle forze dell’ordine.
L’indagine, delegata alla Sezione investigativa dello Sco (Sisco) con il supporto della Squadra Mobile di Roma, ha ricostruito attività illecite messe in atto tra il 2024 e il 2025. Al centro degli accertamenti figura la gestione ritenuta opaca e fuorilegge di fonti confidenziali legate al mercato degli stupefacenti.
I rapporti con il narcotraffico italo-albanese
Il filone investigativo è scaturito da un procedimento più ampio contro una rete criminale composta da cittadini italiani e albanesi, dedita allo spaccio su vasta scala nel quadrante di Anzio e Nettuno.
La morte del corriere e la partita di cocaina fantasma
L’episodio che ha innescato l’inchiesta riguarda una specifica operazione concordata dagli indagati con alcuni elementi della criminalità locale. In quella circostanza venne disposta una consegna controllata con ritardato sequestro per un carico di 25 chilogrammi di cocaina.
Dalla medesima partita di droga, tuttavia, altri 50 chilogrammi non sono mai stati vincolati né sequestrati. La vicenda si chiuse in modo drammatico nelle campagne tra Anzio e Nettuno, dove il corriere albanese di 38 anni Arberi Mecaj, incensurato, morì in un incidente stradale al termine di un inseguimento con la polizia.
Gli approfondimenti partiti da quello schianto mortale hanno consentito alla DDA di ricostruire l’intera rete di coperture e favori.
Denaro sparito e verbali alterati
Dalle attività investigative sono emersi elementi probatori sull’appropriazione diretta di somme di denaro contante sottratte a soggetti arrestati per spaccio. Secondo l’accusa, i poliziotti non avrebbero verbalizzato né sequestrato i proventi illeciti recuperati durante i blitz.
Agli indagati vengono inoltre contestate molteplici falsità materiali e ideologiche nella redazione degli atti d’ufficio, con verbali di servizio costruiti in modo del tutto difforme rispetto alle risultanze emerse dai riscontri tecnici.

