La metformina viene sintetizzata da oltre un secolo e utilizzata a livello clinico dagli anni ’50 per tenere sotto controllo la glicemia. Riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità tra i farmaci essenziali, questa molecola mostra proprietà biologiche che superano la semplice gestione del diabete.
Una revisione scientifica condotta dalla Hamad Bin Khalifa University in Qatar ha esaminato i percorsi biochimici con cui il farmaco agisce contro i processi di senescenza, delineando il suo impatto strutturale sulla longevità cellulare.
I meccanismi molecolari dell’autofagia
L’assunzione del principio attivo stimola la proteina chinasi attivata dall’Amp (Ampk), che funge da sensore energetico dell’organismo. Questa attivazione porta all’inibizione della chinasi Mtor, evento che accelera il processo di autofagia.
Attraverso l’autofagia, le cellule eliminano e rigenerano le componenti danneggiate o inutilizzate. Il circuito metabolico determina una contrazione dello stress ossidativo e potenzia la sensibilità all’insulina nei tessuti, rallentando l’invecchiamento delle strutture cellulari.
Epigenetica e impatto sul microbioma
L’indagine evidenzia specifiche alterazioni nell’espressione genica non legate a variazioni della sequenza del Dna. La molecola protegge e stimola l’enzima Tet2, elemento centrale nel contrasto al deterioramento cellulare.
L’intervento sui livelli di questo enzima riduce le anomalie di metilazione tipiche dell’avanzare dell’età. Come spiegato dal ricercatore Jarra Manneh della Hamad Bin Khalifa University, la stabilità genomica che ne deriva limita l’insorgenza di patologie legate all’invecchiamento, conservando un profilo molecolare più giovane.
L’azione del farmaco si estende anche all’apparato digerente. La somministrazione modifica la composizione del microbioma intestinale, abbassando i livelli di infiammazione sistemica e rafforzando la barriera dell’intestino.
Simone Valesini
Lo studio TAME su 3.000 partecipanti
La quasi totalità delle prove scientifiche disponibili deriva da studi osservazionali condotti su individui affetti da diabete di tipo 2. Risulta complesso verificare se l’aspettativa di vita registrata sia l’effetto diretto della metformina o la conseguenza della patologia tenuta sotto controllo.
Il trial clinico negli Stati Uniti
Per superare questo nodo metodologico è stato istituito il progetto Tame (Targeting Aging with Metformin). Lo studio coinvolge oltre 3.000 partecipanti sani in quattordici centri medici degli Stati Uniti, monitorati lungo un periodo di sei anni.
I ricercatori mantengono un approccio rigoroso e sottolineano la necessità di attendere i riscontri dei trial randomizzati prima di considerare la metformina una terapia anti-invecchiamento per la popolazione generale.


