Sparatoria di Aarau, parla il padre del 43enne: «Invalido al 100%, come poteva avere tutte quelle armi?»

Sparatoria di Aarau, parla il padre del 43enne: «Invalido al 100%, come poteva avere tutte quelle armi?»
Sparatoria di Aarau, parla il padre del 43enne: «Invalido al 100%, come poteva avere tutte quelle armi?»

Il padre del killer: «Chiediamo scusa per nostro figlio»

«Chiediamo scusa per nostro figlio. Il pensiero va soprattutto alle vittime, alla giovane donna deceduta, alla sua famiglia e ai feriti. È terribile».

A parlare per la prima volta è il padre del 43enne accusato della sparatoria avvenuta ad Aarau, in Svizzera. L’uomo ha affidato le sue dichiarazioni a un’intervista esclusiva rilasciata al quotidiano elvetico Le Quotidien Jurassien.

Nel raid ha perso la vita la 22enne abruzzese Maria Spinelli, trasferitasi oltreconfine circa sei mesi fa per motivi di lavoro.

La perquisizione notturna e il viaggio verso l’Italia

La polizia ha bussato alla porta dei genitori nella notte tra il 30 e il 31 agosto per perquisire la stanza dell’uomo. Soltanto ore dopo i familiari hanno compreso il legame con la strage.

L’ultimo contatto risaliva al venerdì precedente, quando il 43enne era partito a bordo del suo furgone. I genitori avrebbero dovuto incontrarlo a inizio settimana in Italia: aveva inviato un messaggio per confermare il suo arrivo, senza specificare dove si trovasse.

I disturbi psichiatrici e l’isolamento

Il padre riferisce che il figlio combatteva da anni con gravissimi problemi psichici, con tanto di ricovero nella clinica specializzata di Delémont e il riconoscimento di una pensione di invalidità al 100%.

Con il passare del tempo l’uomo aveva tagliato i ponti con il mondo esterno, chiudendosi in una solitudine totale in cui i genitori rappresentavano gli unici contatti stabili.

La terapia a base di farmaci era stata gradualmente interrotta e da diverso tempo l’uomo non assumeva più medicinali, rifiutando qualunque invito a farsi curare.

Il nodo dell’arsenale e il servizio militare negato

I familiari smentiscono con decisione una delle ricostruzioni fornite dagli inquirenti: l’indagato non avrebbe mai svolto il servizio militare, escludendo così l’ipotesi della mancata riconsegna di un’arma d’ordinanza.

I genitori conoscevano la sua passione per le armi da fuoco, ma ignoravano la presenza di un vero e proprio arsenale. «Percepiva una pensione di invalidità al 100% e poteva possedere tutte quelle armi: mi chiedo davvero come sia possibile», incalza il padre.

L’ultimo saluto a Maria Spinelli

La camera ardente per Maria Spinelli è stata allestita nella casa funeraria ‘De Bonis’ in viale Gabriele D’Annunzio 93, a Città Sant’Angelo.

Il feretro è stato scortato nel tragitto di rientro dalla Svizzera da un mezzo con autista messo a disposizione dal Consolato italiano a Basilea, a bordo del quale viaggiavano la madre e i due fratelli della ragazza.

I funerali sono fissati alle ore 15 nella Collegiata di San Michele Arcangelo a Città Sant’Angelo, con modifiche alla viabilità urbana predisposte per consentire l’afflusso della comunità.

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