Un ciclone atlantico in formazione ha avviato la manovra di avvicinamento che spezzerà il dominio dell’anticiclone africano sulla penisola. Il meteorologo Mario Giuliacci ha fissato la finestra temporale per il cambio di circolazione tra il 9 e l’11 settembre 2026, data in cui una perturbazione atlantica porrà fine all’ennesima ondata di calore.
Le ultime fiammate dell’anticiclone africano
Il territorio italiano affronta una fase di stabilità termica estrema, con l’afa che staziona su gran parte delle regioni. I termometri registrano valori medi tra i 34 e i 35 gradi, ma i picchi più aggressivi toccano i 37-38 gradi.
Le aree maggiormente esposte a questi valori massimi sono l’Emilia-Romagna, la Puglia, il Materano, la fascia ionica della Calabria e le due isole maggiori. Secondo le analisi di Giuliacci, si tratta degli ultimi colpi di coda di un assetto estivo prolungato e segnato da continui sbalzi termici verso l’alto.
Grafica meteorologica con l’anticiclone africano sull’Italia e picchi fino a 38 gradi.
L’irruzione atlantica e il calo termico
La saccatura proveniente dall’Atlantico abbasserà la pressione atmosferica a partire dal Mediterraneo occidentale. Questo movimento favorirà l’ingresso di correnti più fresche e instabili capaci di scalzare la massa d’aria sahariana.
Le tappe della transizione meteo
La transizione climatica non avverrà istantaneamente su tutto lo Stivale, ma procederà a scaglioni. Il primo cedimento dell’alta pressione aprirà la strada a rovesci e temporali sparsi, con una discesa sensibile della colonnina di mercurio.
Mappa delle previsioni che illustra il calo termico sull’Italia.
L’ingresso di aria umida di matrice oceanica comporterà un livellamento delle temperature verso valori più vicini alle medie stagionali di inizio autunno, archiviando le anomalie termiche registrate fino a questo momento.
Mario Giuliacci analizza le mappe della pressione atmosferica.
Il quadro generale e le anomalie di stagione
I continui picchi termici di questo periodo si inseriscono in un panorama globale caratterizzato da forti sbilanciamenti atmosferici. Le relazioni internazionali sul clima dell’ONU hanno evidenziato l’incidenza di fenomeni globali eccezionali come El Niño, che alterano i flussi meteo su scala continentale.
Illustrazione relativa al riscaldamento degli oceani e agli scenari climatici di El Niño.
L’avanzata delle perturbazioni oceaniche rappresenta il primo reale segnale di sblocco dopo mesi di persistenza dell’alta pressione subtropicale sul bacino del Mediterraneo.





