Batteri terrestri vivi sulla Luna: la NASA individua 5 microrganismi capaci di resistere al Polo Sud

Superficie lunare e studio sulla contaminazione microbica
I microrganismi terrestri possono resistere all'interno dei crateri perennemente in ombra del Polo Sud lunare.

Il programma spaziale Artemis si prepara a riportare l’essere umano sulla superficie lunare con un piano articolato in dieci missioni, finalizzato all’insediamento di basi permanenti. Tuttavia, la presenza degli equipaggi comporta il rischio concreto di introdurre organismi invisibili a occhio nudo.

Uno studio condotto dalla NASA e pubblicato sulla rivista Science Advances ha rilevato che cinque generi di microrganismi terrestri possiedono le caratteristiche necessarie per resistere alle condizioni estreme del Polo Sud lunare. Il loro arrivo sul satellite potrebbe alterare il microambiente locale e compromettere l’esito delle analisi scientifiche.

La geomorfologia del Polo Sud e le nicchie di sopravvivenza

Nelle zone equatoriali della Luna, l’esposizione diretta alle radiazioni solari e le temperature elevatissime agiscono come un potente sterilizzatore naturale, distruggendo rapidamente qualsiasi struttura biologica. Al Polo Sud, al contrario, la geometria dell’illuminazione cambia drasticamente.

I raggi solari colpiscono il terreno con un angolo quasi parallelo, mantenendo il Sole costantemente radente sull’orizzonte e proiettando ombre chilometriche. I crateri profondi e i rilievi montuosi creano così le PSR (Permanently Shadowed Regions), aree rimaste prive di luce solare diretta per miliardi di anni.

All’interno di queste depressioni la radiazione ultravioletta solare è quasi assente. La combinazione tra vuoto cosmico e temperature costantemente gelide non distrugge batteri e funghi, ma ne provoca una liofilizzazione naturale, congelandone e disidratandone le strutture cellulari senza romperle.

In assenza di atmosfera stabile e acqua liquida, i microbi non possono moltiplicarsi o formare colonie attive. Entrano invece in uno stato di criptobiosi: una dormienza profonda che li mantiene biologicamente inerti ma vitali, capaci di riattivarsi non appena esposti a condizioni favorevoli all’interno di moduli pressurizzati e riscaldati.

Batteri terrestri vivi sulla Luna: la NASA individua 5 microrganismi capaci di resistere al Polo Sud

I modelli topografici elaborati tramite i dati della sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) mostrano che le nicchie protettive non si limitano ai soli grandi crateri. Anche i solchi lasciati dai rover, gli scavi di campionamento e le impronte degli stivali degli astronauti generano micro-zone d’ombra centimetriche capaci di schermare la luce ultravioletta diretta.

I cinque generi di microrganismi identificati dallo studio

Le specie esaminate dai ricercatori della NASA comprendono batteri e funghi comuni sulla Terra e già rintracciati a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La loro fisiologia integra difese evolutive altamente efficaci contro le sollecitazioni ambientali.

  • Aspergillus niger: muffa filamentosa diffusa negli ambienti domestici. I pigmenti protettivi di cui è dotata schermano le radiazioni UV, garantendole una sopravvivenza stimata in almeno sette giorni sul suolo lunare.
  • Fusarium spp.: fungo tipico dei suoli terrestri le cui spore contengono composti chimici in grado di sopportare dosi massicce di luce ultravioletta.
  • Deinococcus radiodurans: batterio noto per l’eccezionale tolleranza alle radiazioni ionizzanti, supportato da un apparato enzimatico capace di riparare i tagli al DNA nel giro di poche ore.
  • Bacillus subtilis: microrganismo capace di racchiudersi in endospore resistenti, interrompendo del tutto il metabolismo per proteggersi dal vuoto e dal gelo.
  • Staphylococcus aureus: batterio commensale dell’organismo umano, residente su cute e mucose respiratorie. Nelle zone d’ombra lunari può sopportare il freddo estremo senza degradarsi.

mappa contaminazione microbica luna
Mappa della potenziale contaminazione microbica sulla superficie lunare.

La sfida scientifica della Protezione Planetaria

La presenza potenziale di organismi terrestri in stato vitale interferisce con i protocolli internazionali di Protezione Planetaria. L’obiettivo primario delle missioni polari consiste nell’analizzare il ghiaccio d’acqua intrappolato nelle PSR alla ricerca di composti organici e molecole prebiotiche.

L’introduzione accidentale di cellule terrestri rischia di generare falsi positivi nei rilevamenti strumentali, rendendo impossibile distinguere la materia organica autoctona da quella trasportata dai veicoli spaziali.

Allo stato attuale non esistono vincoli rigorosi sul carico biologico ammesso per i moduli destinati alla superficie lunare. Gli scienziati chiedono una revisione immediata dei protocolli di sterilizzazione prima dell’inizio dei voli con equipaggio, trasformando contemporaneamente le aree d’ombra in bersagli per future analisi sulla persistenza biologica extraterrestre.

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