Un’ala della navicella spaziale in bianco e nero davanti alla superficie craterizzata del pianeta.
Mercurio è il pianeta più piccolo e meno esplorato della fascia interna del sistema solare. Presto due veicoli spaziali opereranno in tandem per analizzarne la composizione e l’origine.
L’iniziativa fa capo alla missione BepiColombo, progetto congiunto dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e dell’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA) decollato nell’ottobre 2018. L’obiettivo scientifico entrerà nel vivo entro aprile 2027, quando le due sonde entreranno nell’orbita del pianeta per raccogliere misurazioni ad alta precisione.
Rachel Klima, geologa planetaria presso il Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory, ha sottolineato come i nuovi dati permetteranno di comprendere a fondo un corpo celeste ancora ricco di anomalie geologiche.
L’eredità di Mariner 10 e MESSENGER
Fino a oggi solo due missioni hanno raggiunto Mercurio, un mondo con un raggio di 2.440 chilometri, pari a poco più di un terzo delle dimensioni terrestri.
La sonda Mariner 10 della NASA ha effettuato tre passaggi ravvicinati tra il 1974 e il 1975, confermando la presenza di un campo magnetico e di una tenue atmosfera. Nel 2011 la sonda MESSENGER, sempre della NASA e guidata dal ricercatore Sean Solomon della Columbia University, si è inserita in orbita fornendo una prima mappatura globale e sfiorando la superficie fino a 24,9 chilometri di quota.
Crateri profondi visibili sulla superficie del pianeta con un pannello solare sulla destra.
I rilievi di MESSENGER hanno sollevato nuovi interrogativi. Hanno rivelato cavità ripide denominate “hollows”, un’abbondanza anomala di elementi volatili nella roccia e un campo magnetico con il centro fortemente disallineato rispetto al nucleo.
L’orbita asimmetrica di MESSENGER ha inoltre lasciato l’emisfero meridionale con una copertura fotografica e scientifica decisamente inferiore rispetto a quello settentrionale.
Due sonde per un pianeta estremo
BepiColombo affronterà queste discrepanze separando i propri moduli scientifici prima dell’inserimento orbitale definitivo.
Diagramma che illustra le fasi principali dell’arrivo della missione BepiColombo su Mercurio.
MPO e Mio: i compiti della missione ESA-JAXA
Il Mercury Planetary Orbiter (MPO) dell’ESA dispone di 11 strumenti per mappare la crosta, studiare i depositi vulcanici, misurare il campo gravitazionale e monitorare l’interazione con le particelle solari.
Il Mercury Magnetospheric Orbiter (Mio) della JAXA si concentrerà invece sull’ambiente esterno, analizzando la magnetosfera, i gas atmosferici e le polveri circostanti.
La presenza simultanea di MPO e Mio permetterà misurazioni magnetiche sincronizzate da due posizioni diverse nello spazio, un vantaggio inedito per i modelli fisici planetari.
Gli strumenti di MPO utilizzeranno tecnologie avanzate in grado di analizzare i minerali anche in assenza di ferro, colmando i limiti riscontrati dagli spettrometri di MESSENGER. Le osservazioni punteranno anche ai crateri profondi del polo sud, costantemente in ombra, per verificare l’esistenza di depositi stabili di ghiaccio d’acqua.




