Le indagini per il duplice omicidio che ha sconvolto la famiglia di Gianni Di Vita registrano una nuova serie di accertamenti mirati tra la Questura di Campobasso e le aule scolastiche di Riccia. Al centro delle verifiche condotte dalla Procura di Larino ci sono le tracce telematiche sul veleno scoperte nei computer di un istituto superiore e i rapporti personali interni alla cerchia dei familiari.
La morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvenuta alla fine dello scorso dicembre a causa di una letale intossicazione da ricina Pietracatella, resta un fascicolo aperto a carico di ignoti con l’ipotesi di duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico. Gli inquirenti della squadra mobile, guidati dalla procuratrice Elvira Antonelli, stanno setacciando ogni dettaglio della vita quotidiana e delle relazioni vicine al nucleo familiare.
Il nodo delle audizioni: quattro ore di colloquio in Questura
Negli uffici di via Tiberio a Campobasso è stata ascoltata per circa quattro ore una professoressa di matematica in servizio presso l’Istituto agrario di Riccia. La donna, amica d’infanzia di Gianni Di Vita e persona a lui storicamente legata, è stata convocata esclusivamente come persona informata sui fatti e non risulta iscritta nel registro degli indagati.
Il confronto con gli investigatori si è concentrato sulla natura dei rapporti interpersonali tra l’insegnante, l’uomo e sua moglie Antonella. Tra le due donne, infatti, la relazione si era progressivamente deteriorata, tanto da interrompere del tutto i contatti diretti. Il calendario dei riscontri prosegue a ritmo serrato e prevede l’audizione del marito della docente, impiegato come tecnico di laboratorio nello stesso plesso scolastico, mentre nelle scorse ore era già tornata davanti agli inquirenti Laura Di Vita, cugina di Gianni.
I computer della scuola e le tracce digitali sul veleno
La presenza dell’istituto scolastico negli atti dell’inchiesta non riguarda soltanto i legami di conoscenza, ma coinvolge precisi elementi tecnici. Dalle analisi forensi eseguite sui dispositivi informatici è emerso che proprio da alcune postazioni dell’Istituto agrario di Riccia sono state effettuate interrogazioni e richieste di dati incentrate sulla tossina mortale.
Per identificare con esattezza gli autori materiali di queste sessioni web, gli inquirenti hanno attivato canali di cooperazione internazionale per analizzare i flussi di rete e le connessioni remote. L’obiettivo è collegare le tracce virtuali a chi avesse reale accesso fisico o telematico a quelle macchine durante le ricerche.
Dall’ipotesi dell’intossicazione alla perizia medico-legale
Nelle prime fasi della tragedia si era ipotizzato un banale incidente domestico causato dall’ingestione di cibo avariato o frutti di mare contaminati. La realtà scientifica ha invece smentito qualsiasi fatalità biologica accidentale: la perizia depositata, estesa per quasi 900 pagine, ha certificato la presenza di una quantità massiccia di sostanza tossica.
La dose somministrata era talmente elevata da rendere vano qualunque tentativo di soccorso medico per madre e figlia. La complessità molecolare della sostanza richiede analisi di laboratorio altamente specializzate, affidate a centri di eccellenza globale.
«Ritengo ci saranno richieste di proroga di 30 giorni ciascuna entro e non oltre i sei mesi dalla data di inizio delle operazioni di consulenza tecnica, come previsto dal codice di procedura penale. Ricordo che le attività sono numerose e complesse».
Queste le parole della procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, in merito alle attese relazioni dei periti del Robert Koch Institut di Berlino, punto di riferimento mondiale per lo studio delle tossine letali. I tempi di consegna degli elaborati scientifici potrebbero dunque subire uno slittamento per consentire tutti i riscontri di laboratorio necessari.
Gli assi portanti dell’inchiesta della Procura di Larino
Il quadro investigativo si muove su binari paralleli e rigidamente circoscritti, volti a unire gli indizi scientifici con i movimenti delle persone informate sui fatti:
- Verifiche telematiche: tracciamento degli accessi ai computer dell’istituto scolastico e ricostruzione degli indirizzi IP utilizzati per cercare nozioni sulla ricina.
- Rete dei contatti: audizione sistematica di parenti, amici d’infanzia e colleghi di lavoro collegati alla famiglia Di Vita.
- Esami tossicologici internazionali: relazioni peritali affidate agli scienziati tedeschi per chiarire purezza, concentrazione e verosimile metodo di estrazione del veleno.
La combinazione di questi elementi punta a chiarire come una sostanza così rara e pericolosa sia stata reperita e introdotta all’interno delle mura domestiche.
| Ambito di indagine | Elementi al vaglio degli inquirenti |
|---|---|
| Attività informatiche | Ricerche sul veleno effettuate dalle postazioni dell’Istituto agrario di Riccia con rogatorie internazionali |
| Ambiente relazionale | Audizioni di familiari e dell’insegnante amica di Gianni Di Vita sui rapporti interni alla famiglia |
| Consulenze scientifiche | Analisi tossicologiche del Robert Koch Institut di Berlino su tempi, dosi e composizione della sostanza |
| Quadro giuridico | Procedimento aperto a carico di ignoti per duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico |
Gli accertamenti tecnici e l’acquisizione delle testimonianze proseguono per colmare i tasselli ancora mancanti di una vicenda che attende risposte definitive dalla scienza forense.
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