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Caso Mirella Gregori: la botola segreta sotto il bar, l’alibi smentito e le nuove verifiche della commissione parlamentare
Una botola sigillata con il cemento sotto il pavimento di un locale, una citofonata anonima e dieci minuti di colloquio riservato prima del buio totale. A oltre quattro decenni da quel tragico pomeriggio romano, il mistero sulla scomparsa di Mirella Gregori si arricchisce di nuovi sopralluoghi e verifiche sui testimoni dell’epoca.
La quindicenne romana svanì nel nulla il 7 maggio 1983 senza lasciare tracce, denaro né documenti personali. Da allora, la famiglia attende una spiegazione che la giustizia non è mai riuscita a consegnare.
La riapertura del caso passa ora attraverso i lavori della commissione parlamentare d’inchiesta, impegnata a riascoltare residenti del quartiere e compagni di scuola per ricostruire ogni singolo secondo di quel tragico allontanamento.
Gli ultimi istanti di Mirella Gregori: la citofonata e il bar di via Nomentana
Nata a Roma il 7 ottobre 1967, Mirella conduceva un’esistenza lineare, divisa tra la scuola, la vita di condominio e gli affetti familiari. Quel sabato pomeriggio, intorno alle 15.30, l’adolescente rispose a una chiamata al citofono nella sua abitazione di via Nomentana.
Disse alla madre che sarebbe scesa in strada per salutare Alessandro, un ex compagno di scuola media, assicurando che sarebbe rincasata dopo dieci minuti. Non prese la borsa, né soldi, né documenti d’identità: era convinta di risalire subito.
Prima di allontanarsi, Mirella si fermò nel bar situato a pochi passi dal portone di casa, gestito dalla famiglia della sua amica del cuore, Sonia De Vito. Le due ragazze parlarono fitto e in disparte per circa dieci minuti.
Terminato quel breve scambio, Mirella uscì dal locale e fece perdere per sempre i propri passi. Gli accertamenti immediati fecero crollare l’ipotesi dell’appuntamento concordato con Alessandro.
Il giovane venne rintracciato subito dagli inquirenti: si trovava da tutt’altra parte e non vedeva la ragazza da mesi. Sonia riferì invece che l’amica si sarebbe diretta verso i viali di Villa Torlonia, ma le ricerche nell’area non diedero alcun esito.
Un errore investigativo comune nei primi momenti fu trattare l’assenza della ragazza come una fuga volontaria passeggera, sottovalutando la totale mancanza di denaro o documenti al seguito.
Le piste investigative a confronto: dal Vaticano al caso Orlandi
A rendere ancora più fitto il mistero è una coincidenza temporale che scuote la cronaca italiana da decenni. La sparizione della giovane precedette di appena 46 giorni quella di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana di quindici anni svanita il 22 giugno 1983.
La vicinanza delle date e l’età identica delle due giovani hanno alimentato ripetute ipotesi di un collegamento diretto tra le vicende. Le indagini hanno toccato gli ambienti vaticani e la criminalità organizzata, senza però approdare a riscontri risolutivi.
Tra le figure ascoltate nel tempo spicca il fotografo romano Marco Fassoni Accetti, che sostenne di possedere elementi sui due fatti di cronaca. Le sue affermazioni sono state vagliate ma non hanno consentito di formulare un quadro giudiziario definitivo.
Il presunto filo rosso con il delitto di via Poma
Nel 2006 prese forma persino un’altra tesi investigativa che provò ad accostare la scomparsa della quindicenne all’omicidio di Simonetta Cesaroni, ipotizzando l’azione di un unico responsabile seriale operante nella capitale durante quegli anni.
| Elemento d’indagine | Stato del riscontro |
|---|---|
| Incontro con l’amico Alessandro | Alibi verificato: il ragazzo si trovava altrove |
| Destinazione verso Villa Torlonia | Dichiarata dall’amica Sonia De Vito, nessun riscontro visivo |
| Legame con Emanuela Orlandi | Separazione temporale di 46 giorni, pista mai provata |
| Locale sotterraneo in via Nomentana 81 | Botola chiusa con cemento, controllata dalla commissione |
I nuovi sviluppi: la botola nel pavimento e l’identikit sospetto
La commissione parlamentare d’inchiesta, attiva dal novembre 2023, ha riaperto i faldoni ascoltando vecchi conoscenti e condomini della famiglia Gregori. Uno dei vicini di casa ha ricordato come nel palazzo l’idea del sequestro si fosse diffusa fin dalle prime ore.
Le attenzioni si concentrano su due dettagli emersi nelle verifiche recenti. Il primo riguarda un’anomalia strutturale: sotto l’ex bar di via Nomentana 81 è stata rilevata una camera sotterranea, alla quale si accede tramite una botola chiusa con il cemento.
I commissari hanno effettuato controlli mirati sul posto per comprendere l’uso e l’accessibilità di quel vano all’epoca della sparizione, senza trarre conclusioni affrettate ma ridefinendo gli scenari fisici del bar.
Il secondo elemento coinvolge un identikit elaborato in base ai ricordi della madre di Mirella, che descrisse un uomo notato nei pressi del bar nei giorni precedenti. È emersa una forte somiglianza con un soggetto in seguito arrestato per reati legati allo sfruttamento della prostituzione minorile.
Il programma Chi l’ha visto?, con la conduzione di Raffaella Griggi, continua a riaccendere i riflettori su questo rebus, affiancando la sorella Maria Antonietta Gregori nella sua instancabile battaglia per ottenere la verità.
💬 Il mistero di Mirella Gregori dimostra come a distanza di decenni alcuni dettagli possano ancora riscrivere la cronaca.
📱 Le nuove verifiche sul locale sotterraneo e i vecchi identikit riaccendono una speranza mai spenta per la famiglia.
👇 Pensi che la commissione d’inchiesta riuscirà a chiarire cosa accadde quel 7 maggio 1983? Scrivi la tua riflessione nei commenti qui sotto.

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