L’ultima giornata del Forum Ambrosetti di Cernobbio ha messo a nudo le distanze e i nodi irrisolti del campo progressista. La tradizionale sessione dedicata alle minoranze si è aperta con i dati del sondaggio TEHA: il 68% della platea approva l’operato del governo Meloni, mentre l’83% boccia l’azione delle opposizioni.
Angelo Bonelli ha liquidato il responso della sala con una battuta amara: «È un modo per metterci a nostro agio». Subito dopo, il dibattito si è spostato sulla possibilità concreta di costruire un’alternativa politica comune.
Il fronte interno e la proposta del patto
Matteo Renzi ha richiamato i colleghi di schieramento agli errori del passato: «Se Meloni è al governo è perché l’altra volta ci siamo divisi». Il leader di Italia Viva ha proposto un accordo programmatico vincolante per puntare alla maggioranza.
«Il centrosinistra, se si mette d’accordo su dei punti precisi con un contratto alla tedesca, non soltanto manda a casa Urso e Salvini, ma può dare all’Europa l’idea di un’Italia protagonista e non di un Paese che si limita a galleggiare», ha rimarcato l’ex premier.
Giuseppe Conte ha ricordato il lavoro condiviso già avviato con il Partito Democratico: «Sul programma abbiamo già lavorato insieme, abbiamo accumulato proposte significative su politiche del lavoro, ambientali e su elementi centrali come la legge sul conflitto d’interessi».
La frattura su riarmo e difesa comune
Le divergenze più nette riguardano la politica estera e la spesa militare. Elly Schlein ha chiesto un cambio di passo nelle istituzioni comunitarie, invocando la fine del potere di veto.
«Basta disfattismo sull’Europa. Bisogna superare l’unanimità: non si riesce a governare neanche un condominio con l’unanimità, figurarsi una comunità che tiene insieme 27 Stati membri diversi», ha spiegato la segretaria del Pd. Per Schlein, il salto di qualità passa anche dalla sicurezza: «Significa sviluppare una vera difesa comune, verso un esercito comune».
Conte ha espresso una linea opposta sul tema delle armi: «L’Europa non si avvantaggia di nulla nel proseguire un’escalation militare che sta portando solo a una politica di riarmo che drena risorse».
Il piano economico del Pd
Sul piano economico nazionale, Schlein ha fissato tre direttrici per sbloccare la crescita: accelerare la decarbonizzazione per ridurre le bollette energetiche, rilanciare gli investimenti strutturali e innalzare la qualità del lavoro.

