NotizieNew
Chi era Roy Cohn, il controverso avvocato che ha costruito Donald Trump: la verità dietro il suo mentore
Donald Trump ha costruito la sua ascesa pubblica su un dogma ferreo: attaccare costantemente, non ammettere mai alcuna sconfitta e dichiararsi vincenti a prescindere dal risultato. Questa strategia aggressiva non è farina del suo sacco, ma l’eredità diretta di Roy Cohn, il legale senza scrupoli che ha plasmato l’ex presidente statunitense fin dagli esordi della sua carriera imprenditoriale.
A ricostruire nel dettaglio l’impatto di questo personaggio sulla politica contemporanea è il biografo Kai Bird nel volume Canaglia Americana. Ascesa e caduta di Roy Cohn, l’uomo che inventò Trump, edito in Italia da Garzanti. Cohn non fu solo un patrocinatore legale per magnati e mafiosi, ma il vero architetto dell’identità pubblica del futuro inquilino della Casa Bianca.
Dalla caccia ai comunisti alla mafia newyorkese: chi era Roy Cohn?
Prima di incrociare il cammino del giovane Trump, Cohn era già una figura temuta nei corridoi del potere americano. Negli anni Cinquanta fu il braccio operativo del senatore Joseph McCarthy durante la stagione del maccartismo, arrivando a suggerire la pena di morte per i coniugi Rosenberg.
Chiusa la parentesi delle purghe anticomuniste, Cohn reinventò la propria carriera diventando il difensore di riferimento per le cinque grandi famiglie mafiose di New York. Legato a figure come Edgar Hoover e Richard Nixon, l’avvocato esercitava un potere basato su una fitta rete di favori non monetizzati nell’immediato.
“Non presentava mai il conto ai suoi clienti facoltosi, diceva solo: ‘Un giorno mi ripagherai’. E quel giorno, arrivava sempre.”
La sua personalità pubblica nascondeva contraddizioni profonde: benché ebreo e omosessuale non dichiarato, perseguitò duramente entrambe le comunità considerandole facili bersagli di ricatto.
L’incontro con Donald Trump e la costruzione dell’icona
Il legame tra i due nacque quando Donald Trump aveva appena 27 anni. Cohn intravide subito il potenziale mediatico dell’immobiliarista, intuendo le sue possibilità di scalata sociale e politica ben prima che diventassero evidenti al grande pubblico.
Per il costruttore newyorkese, il legale divenne il supremo risolutore di problemi. Cohn sbloccava concessioni edilizie complesse, otteneva agevolazioni fiscali decisive e facilitava i permessi necessari alla nascita di progetti monumentali, a partire dalla Trump Tower sulla Fifth Avenue.
L’operazione editoriale che ha cambiato la storia
L’ascesa mediatica di Trump deve moltissimo a una mossa strategica ideata da Cohn nel 1984. Fu l’avvocato a convincere il suo amico d’infanzia S.I. Newhouse, vertice di Random House e Condé Nast, a commissionare a Trump un volume autobiografico.
Quel progetto si trasformò nel bestseller L’arte di fare affari. Il libro catapultò l’imprenditore dalla notorietà locale alla celebrità su scala nazionale, aprendo le porte alla conduzione dello show televisivo The Apprentice e ponendo le basi per la successiva campagna presidenziale.
| Strategia di Roy Cohn | Impatto sul percorso di Donald Trump |
|---|---|
| Relazioni editoriali dirette | Pubblicazione del bestseller L’arte di fare affari |
| Aggressività giudiziaria totale | Rifiuto categorico di ammettere qualsiasi sconfitta |
| Agganci nell’amministrazione locale | Agevolazioni fiscali e modifiche urbanistiche a Manhattan |
| Dichiarazioni pubbliche perentorie | Costruzione del profilo da leader vincente a ogni costo |
Attacco spietato e disinformazione: il metodo Cohn
Un diffuso malinteso porta a ritenere che la retorica trumpiana sia un prodotto spontaneo della televisione commerciale degli anni Duemila. La realtà storica documentata da Bird dimostra l’esatto contrario: ogni mossa ricalca le tattiche applicate da Cohn fin dagli anni Settanta.
Nel 1976, per scagionare i proprietari della discoteca Studio 54 dalle accuse di frode fiscale, Cohn orchestrò una manovra spregiudicata. Suggerì ai suoi assistiti di firmare una falsa dichiarazione per accusare di consumo di cocaina Hamilton Jordan, all’epoca capo di gabinetto del presidente Jimmy Carter, scatenando una tempesta mediatica per distogliere l’attenzione dai reati finanziari.
“Dichiararsi vincenti a prescindere dai risultati, non ammettere mai le sconfitte, attaccare sempre.”
Questo codice di condotta è rimasto impresso nella memoria dell’ex presidente degli Stati Uniti. Nonostante la reputazione controversa e le accuse di frode fiscale che hanno segnato la fine della carriera del legale, Trump ha continuato a definirlo pubblicamente come un grande avvocato e un amico fondamentale.
💬 La figura di Roy Cohn divide ancora oggi gli storici per il suo impatto sulle dinamiche del potere d’oltreoceano.
📱 Conoscevi il ruolo di questo avvocato nella scalata mediatica e politica di Donald Trump?
👇 Lascia la tua opinione nei commenti qui sotto e condividi l’analisi sui tuoi profili social.

1
2
3
4