Dagli 800 mila euro per l’Apple I ai 15 milioni per una Leica: il mercato dei cimeli tech

Dispositivi tecnologici vintage e prototipi storici da collezione
Prototipi e dispositivi rari raggiungono valutazioni da record nelle principali aste internazionali.

I prototipi dimenticati nei laboratori e i dispositivi rimasti per decenni chiusi nelle scatole originali hanno smesso di essere semplice ferraglia obsoleta. Nelle case d’asta tra Europa e Stati Uniti, i pezzi che hanno segnato la nascita dell’era digitale spuntano oggi valutazioni paragonabili a capolavori d’arte contemporanea o vetture sportive d’epoca.

Il valore di un oggetto tecnologico storico non dipende unicamente dal suo funzionamento. La rarità, lo stato di conservazione, la presenza della documentazione originale e l’impatto culturale del dispositivo definiscono il prezzo finale.

Come confermano gli esperti del settore, i collezionisti non cercano un circuito operativo, ma acquistano un momento cruciale della storia industriale.

Apple I, Kenbak-1 e Xerox Alto: le origini del personal computer

Il vertice del mercato informatico appartiene all’Apple I, la scheda madre concepita da Steve Wozniak nel 1976. Commercializzata da una neonata Apple per 666,66 dollari in appena duecento esemplari, la macchina conta oggi pochissime unità intatte e funzionanti.

Nel 2014 un esemplare ha toccato all’asta i 905 mila dollari, mentre nel 2021 un’altra unità è stata aggiudicata per circa 400 mila dollari, a conferma di una domanda solida e costante.

Scheda elettronica vintage e tastiera beige su un tavolo d’asta, con fotocamera, cartuccia e vecchio smartphone sullo sfondo
Scheda elettronica vintage e tastiera beige su un tavolo d’asta, con fotocamera, cartuccia e vecchio smartphone sullo sfondo

Ancora più raro, seppur meno celebre al grande pubblico, è il Kenbak-1 del 1970. Realizzato prima della diffusione su larga scala dei microprocessori, fu venduto all’epoca per 750 dollari in una cinquantina di esemplari complessivi.

Delle dodici unità ritenute superstiti al mondo, una è stata acquistata nel 2015 da un’istituzione museale europea per 45 mila dollari durante una vendita all’asta in Germania.

Un peso storico decisivo spetta anche allo Xerox Alto del 1973, nato nei celebri laboratori Xerox PARC. Pur senza entrare nella grande distribuzione a causa di un costo di produzione stimato all’epoca in 12 mila dollari, l’Alto introdusse il mouse e la prima vera interfaccia grafica a finestre: nel 2010 un’unità superstite è passata di mano su eBay per poco più di 30 mila dollari.

Il videogioco come reperto: Nintendo PlayStation e cartucce introvabili

Nel comparto videoludico, il passaggio da giocattolo a pezzo da museo coincide con la rottura di grandi accordi industriali. Nei primi anni Novanta, Sony e Nintendo collaborarono alla creazione di una piattaforma ibrida basata sul Super Nintendo ma dotata di lettore CD-ROM.

Quando la partnership naufragò, Sony scelse di proseguire in autonomia dando vita alla linea PlayStation, destinata a dominare le vendite globali. Della macchina originaria sopravvissero soltanto pochissimi prototipi.

La sfida tra magnati per il prototipo della console mai nata

Nel 2020 l’unico esemplare funzionante noto della Nintendo PlayStation è andato all’asta, scatenando un rilancio serrato tra figure di spicco come Palmer Luckey, co-fondatore di Oculus VR, e l’imprenditore Greg McLemore. Il dispositivo è stato infine battuto per 360 mila dollari.

Sul fronte del collezionismo legato al software spiccano invece le cartucce del Nintendo World Championship 1990, prodotte per una competizione itinerante negli Stati Uniti. I moduli ospitavano varianti a tempo di Super Mario Bros., Rad Racer e Tetris, calibrate per l’assegnazione di punteggi agonistici.

Dei circa cento moduli superstiti mai destinati ai negozi, diversi esemplari verificati hanno toccato quotazioni fino a 100 mila dollari.

Dalla fotocamera da 15 milioni all’iPhone sigillato

L’apice economico del collezionismo meccanico e ottico appartiene alla Leica 0-Series del 1923. Costruita da Oskar Barnack in soli venti o venticinque esemplari per testare l’impiego della pellicola 35 millimetri nei corpi compatti, conta oggi poco più di una dozzina di unità rintracciabili.

Nel 2022 il prototipo personale appartenuto alla famiglia dell’inventore è stato venduto all’asta per quasi 15 milioni di dollari, record assoluto per l’attrezzatura fotografica.

Anche la tecnologia degli anni Duemila registra incrementi di valore vertiginosi. L’iPod Classic originale del 2001, rimasto sigillato nella confezione di fabbrica, ha raggiunto compravendite private fino a 90 mila dollari tra i mercati di settore.

Dinamica identica per il primo iPhone del 2007. Nonostante Cupertino abbia distribuito negli anni oltre 2,6 miliardi di smartphone a livello globale, trovare una prima edizione intatta, con il cellophane integro e mai attivata, è ormai un evento rarissimo: alle aste specializzate le offerte superano stabilmente i 15 mila dollari.

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