L’incontro sul monte Boron nel 1935
Nel 1935, lungo i tornanti del monte Boron sopra Nizza, il ciclista professionista Fermo Camellini incrociò Celestino Camilla. All’epoca Camilla era soltanto un ragazzo che pedalava per consegnare il pane, ma Camellini intuì subito il suo potenziale atletico.
Quell’incontro casuale aprì a Celestino le porte del professionismo, portandolo anni dopo a conquistare successi internazionali, tra cui vittorie di tappa alla Vuelta a España.
La riunione degli eredi a Niella Tanaro
A quasi un secolo di distanza da quel giorno, il legame tra le due famiglie si è riannodato a Niella Tanaro in occasione della tradizionale Festa del pane.
Alex Camellini, nipote di Fermo, ha incontrato Christiane Garente, nipote di Celestino, ripercorrendo la storia sportiva e personale dei due atleti.
I discendenti dei ciclisti Camellini, Camilla e Gagino riuniti a Niella Tanaro.
Nel corso della giornata si sono uniti anche i membri della famiglia Gagino di Lesegno, legati alla memoria dell’avo Joseph che aveva gareggiato a Parigi nella prima metà del Novecento.

I premi nascosti nel manubrio e il lavoro quotidiano
I discendenti hanno condiviso dettagli sulla vita dei corridori negli anni Trenta e Quaranta, segnata da sacrifici e ingegno. «I nostri nonni, per rientrare in patria con i premi delle corse senza problemi alla dogana, nascondevano le banconote arrotolate sul tubo del manubrio sotto il nastro adesivo», hanno ricordato Christiane e Alex.
La famiglia Camellini, originaria di Scandiano, si era trasferita in Costa Azzurra a Beaulieu-sur-Mer. Su cinque fratelli, due intrapresero la carriera ciclistica professionistica, dividendo il tempo tra mestieri duri e corse su strada.
Mio zio lavorava come idraulico e usava la bicicletta per le commissioni quotidiane, sfruttando ogni momento libero per macinare chilometri e allenarsi per le competizioni ufficiali.


