Dalle viti del 1957 a 15 mila bottiglie bio: la sfida solitaria di Fezzigna nell’Alto Marchesato Crotonese

Dalle viti del 1957 a 15 mila bottiglie bio: la sfida solitaria di Fezzigna nell'Alto Marchesato Crotonese
Dalle viti del 1957 a 15 mila bottiglie bio: la sfida solitaria di Fezzigna nell'Alto Marchesato Crotonese

Nell’Alto Marchesato Crotonese, stretta tra i boschi della Sila e le brezze del Mar Ionio, la famiglia Fezzigna coltiva la vite dal 1957. La tenuta si trova in località Caraconessa, toponimo che richiama il “cappello a punta”, allusione alla forma degli elmi usati un tempo dai guerrieri greci.

La svolta produttiva è arrivata nel 2016 con il quarantottenne Francesco Fezzigna, nipote omonimo del fondatore. Da autodidatta, Francesco ha scelto di vinificare in proprio e imbottigliare, diventando la sola realtà di questo angolo di Calabria a gestire l’intera filiera, dalla terra al vetro.

Cinque ettari biologici tra arenaria ed escursioni termiche estreme

Insieme alla moglie Enza, Fezzigna gestisce oggi cinque ettari vitati condotti a regime biologico certificato, per una resa complessiva di circa 15 mila bottiglie all’anno. I terreni, ricchi di sali minerali, poggiano su matrici arenarie di medio impasto e vantano un drenaggio naturale impeccabile.

A favorire la maturazione delle uve interviene un microclima severo ma generoso: l’escursione termica tra il giorno e la notte raggiunge punte di 20 °C, costantemente mitigata dal vento che risale dal litorale ionico.

Accanto ai corpi principali dimora l’eredità agronomica del padre Domenico, tuttora attivo tra i filari. Negli anni ha piantato micro-parcelle sperimentali dedicando anche un solo filare a varietà aromatiche rare e alloctone: Malvasia, Moscato, Trebbiano, Chardonnay e Pecorello.

La produzione: macerazioni, acciaio e rispetto dei vitigni storici

Il lavoro in cantina rifiuta scorciatoie e fa leva quasi esclusivamente su acciaio e lunghi affinamenti. Il Gaglioppo e il Greco nero dominano la scena dei rossi, mentre Greco bianco e Malvasia compongono la base dei bianchi.

Le etichette identitarie e i tributi familiari

Dall’intreccio dei filari storici nasce il Calabria Bianco “Fren” 2025 (acronimo di Francesco ed Enza, 15 euro a scaffale). È un bianco macerato per cinque giorni sulle bucce, lavorato in acciaio e imbottigliato nel maggio successivo alla raccolta, caratterizzato da una spiccata componente sapida e note calde di frutta matura.

Il Calabria Rosato “Romido” prende invece il nome dalle iniziali dei tre figli: Rosanna, Michela e Domenico. Si tratta di un blend fresco e compatto di Gaglioppo e Greco nero con 12 ore di macerazione, che mantiene una trama tannica ben avvertibile sul finale.

Sul fronte dei rossi strutturati, il Melissa Rosso “Caraconessa” 2020 unisce un 75% di Gaglioppo al 25% di Greco nero vendemmiati all’alba a fine settembre, con dodici mesi di acciaio e lungo riposo in bottiglia. Il Calabria Rosso “Mico” 2021, dedicato al padre Domenico, integra al Gaglioppo quote di Greco nero, Nerello nostrano e Cabernet Sauvignon, sostando tre anni nei vasi vinari.

Chiudono la gamma le due espressioni a denominazione: il Cirò Rosso 2023, Gaglioppo in purezza macerato per dieci giorni con una decisa spalla acida, e il Cirò Bianco 2025, ottenuto da sole uve Greco bianco vinificate a mosto fiore senza macerazione. Su entrambi i frontespizi compare l’illustrazione di una rosa, ricordo della madre del produttore.

Qui condivido consigli utili e lifehack per affrontare al meglio recupero anni, diplomi, debiti ed esami universitari. Istituto Impariamo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *