Nel flusso continuo dei social network, due istantanee comparse nelle stesse ore hanno raccontato visioni opposte dello stesso tema: il corpo femminile nello spazio pubblico.
Entrambe le scene non avevano bisogno di didascalie per attirare l’attenzione, ma hanno mostrato come la comunicazione visiva possa agire su livelli di comprensione totalmente differenti.
Il codice della consapevolezza sul red carpet
Alla Mostra del Cinema di Venezia, l’attrice Greta Scarano si è presentata sul tappeto rosso con un segno rosso dipinto sullo zigomo, il braccio teso in avanti e il palmo aperto per dire stop ai femminicidi.
Si tratta di un gesto politico chiaro, nato per denunciare la violenza di genere e riaffermare l’autodeterminazione delle donne.
Quel simbolo, tuttavia, parla a chi possiede già gli strumenti per decodificarlo. Raggiunge e unisce una comunità già consapevole, ma rischia di non scalfire chi resta fuori da quel circuito culturale.
L’harem moderno sulle tribune dello stadio
La seconda fotografia arrivava invece dagli spalti di uno stadio, durante una partita di calcio. Al centro sedeva il trapper Sfera Ebbasta, circondato da dieci giovani donne disposte a corona intorno a lui, tutte vestite di nero in modo identico.
Sfera Ebbasta con dieci donne allo stadio.
A differenza del segno rosso visto in laguna, questa scena non richiede alcuna conoscenza pregressa per essere recepita dal pubblico che scorre i feed.
Il messaggio è immediato: il successo e lo status di un uomo si misurano attraverso il numero di corpi femminili che può esibire contemporaneamente come ornamento.
Una gerarchia che non richiede traduzioni
Non è rilevante stabilire se la presenza delle ragazze fosse una scelta concordata per ragioni promozionali. L’effetto visivo resta invariato e definisce un preciso rapporto di dominanza.
A milioni di adolescenti arriva l’equazione più elementare del potere maschile: accumulare corpi, uniformarli e trasformarli nella scenografia del proprio trionfo personale.
Mentre la battaglia culturale di Venezia fatica a superare i propri confini simbolici, la messa in scena dello stadio si impone all’istante senza bisogno di interpreti.


