Disattivare gli avvisi sonori, impostare una soglia massima per i social network o lasciare il telefono in un’altra stanza durante i pasti. Nell’indagine Eurispes 2026 dedicata al rapporto tra tecnologie e benessere mentale, appena il 12,7% degli intervistati dichiara di aver introdotto misure concrete per contenere l’uso dei dispositivi.
Le abitudini adottate da questo gruppo non richiedono ritiri drastici o isolamenti prolungati. Si basano su modifiche minime alle impostazioni del dispositivo.
La gestione quotidiana delle notifiche
Tra le persone che hanno deciso di darsi delle regole, il 27,9% ha scelto di silenziare le notifiche. Non si tratta di una percentuale riferita alla popolazione totale, ma di una quota specifica circoscritta a quel 12,7% che tenta attivamente l’autoregolazione.
Eliminare suoni, vibrazioni e badge visivi toglie alle piattaforme digitali il potere di interrompere le attività quotidiane. In questo modo è l’utente a decidere quando consultare lo schermo, riducendo le aperture compulsive del dispositivo.
Misurare il tempo invece di stimarlo
Secondo i dati raccolti da Eurispes, l’83,9% del campione ha utilizzato il telefono più a lungo di quanto intendesse. Il 70,8% degli intervistati segnala inoltre la sensazione ricorrente di aver perso tempo prezioso sul web.
L’attivazione di un timer integrato per le applicazioni trasforma una percezione vaga in una cifra esatta. Sapere se una sessione è durata venti o novanta minuti offre un dato oggettivo su cui intervenire.
Creare spazi senza schermi
Il 16,7% di chi applica strategie di controllo sceglie di delimitare momenti o spazi fisici rigorosamente privi di telefoni. Tra le abitudini più comuni figurano la cena, la mezz’ora precedente il sonno o le passeggiate all’aperto.
L’indagine Eurispes evidenzia anche l’efficacia percepita da chi tenta questa strada: il 36,3% dichiara di aver raggiunto i risultati sperati, mentre il 44,4% parla di un successo parziale. Al contrario, l’8,9% mantiene le restrizioni pur giudicandole inutili e il 10,4% ha abbandonato ogni tentativo.
Ridurre l’interferenza dei dispositivi rimane un ostacolo complesso: il 26,6% degli intervistati ha provato a limitare lo smartphone senza riuscirci, una difficoltà che supera il 40% nella fascia di età compresa tra 18 e 34 anni.

