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Decreto bollette 2026, slitta il tetto al gas di 58,9 euro: cosa cambia nei costi delle famiglie
Il decreto bollette 2026 è stato rinviato per la seconda volta in Consiglio dei ministri e tornerà all’esame il 9 novembre con la proposta di fissare a 58,9 euro per megawattora il tetto al prezzo del gas destinato alle centrali. Il provvedimento punta a tagliare le bollette di circa il 10%, ma la sua applicazione concreta scatterebbe solo dal 2027.
Questo rinvio lascia scoperte le fatture autunnali, proprio nella fase in cui i consumi per il riscaldamento salgono. Il confronto all’interno dell’esecutivo resta aperto sulle coperture economiche e sulla ripartizione dei costi tra imprese energetiche e utenti finali.
Quando seguire il decreto bollette bis: la data del 9 novembre e la programmazione
Nessuna diretta televisiva o spazio speciale nei palinsesti delle reti nazionali è stato comunicato per la discussione del testo. La trattazione del provvedimento resta fissata per la riunione governativa del 9 novembre.
I dettagli su orari ufficiali di convocazione o conferenze stampa conclusive non sono stati ancora resi noti. L’eventuale trasmissione in streaming sui canali istituzionali non è stata confermata.
| Voce | Dettaglio |
|---|---|
| Giorno | 9 novembre |
I protagonisti del provvedimento: Gilberto Pichetto Fratin, Arera e la Commissione europea
Al centro del dossier c’è il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che ha illustrato il testo ai colleghi di governo senza però incassare l’approvazione immediata. Il ministro sta gestendo i passaggi più delicati dell’articolato insieme ai tecnici del Ministero dell’Economia.
Nel meccanismo delineato dalle bozze entra con un ruolo operativo Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente. L’ente avrebbe il compito di calcolare e riconoscere gli indennizzi destinati alle centrali termoelettriche, verificando che il rimborso rispetti i limiti stabiliti.
Sullo sfondo si muovono altri due attori decisivi: la Ragioneria generale dello Stato, che ha espresso riserve sulla tenuta di una parte della misura, e la Commissione europea. Con Bruxelles è in corso un confronto serrato per verificare che lo schema sia compatibile con le norme comunitarie.
I precedenti del testo: dal rinvio del 28 ottobre al bonus di 115 euro
Il testo sulle «disposizioni urgenti per la riduzione del costo dell’energia elettrica e del gas in favore delle famiglie e delle imprese» si trascina da settimane. Il Consiglio dei ministri lo aveva già accantonato una prima volta nella riunione del 28 ottobre, prima di registrare un secondo stop.
Non si tratta del primo intervento dell’anno sui conti energetici. In precedenza l’esecutivo aveva varato il decreto-legge numero 21/2026, poi convertito nella legge numero 49/2026. Quel testo conteneva un contributo straordinario di 115 euro riservato ai nuclei familiari già ammessi al bonus sociale elettrico.
I rincari recenti hanno riacceso l’urgenza. I dati effettivi indicano che a settembre la bolletta elettrica media è salita di 17 euro, mentre a ottobre l’aumento è stato di 22 euro rispetto all’anno precedente.
Cosa prevede la bozza: tetto a 58,9 euro al megawattora e rimborsi dal 2027
La bozza del decreto bollette 2026 istituisce un limite di 58,9 euro per megawattora al combustibile impiegato negli impianti termoelettrici. Se il valore di mercato supera questa cifra, scatta un rimborso parametrato alle quotazioni del mercato TTF di Amsterdam.
Secondo quanto ricostruito da Ecobonus Toscana, il testo assegna ad Arera il calcolo e il riconoscimento del contributo, che non potrà superare la differenza tra la quotazione TTF e la soglia di 58,9 euro per MWh. Lo schema si ispira alla cosiddetta «soluzione spagnola» già adottata nella penisola iberica durante le fasi critiche dei mercati.
La misura prevede una durata di 12 mesi, prorogabile fino a un massimo di 18 mesi. L’obiettivo dichiarato è spingere il prezzo unico nazionale attorno ai 160 euro per megawattora, producendo un risparmio sulle bollette elettriche stimato vicino al 10%. Tuttavia, l’avvio formale della misura è fissato al 1° gennaio 2027.
Il nodo principale resta il «ribaltamento» dei costi. Per compensare i produttori della differenza rispetto al prezzo di mercato servirebbero circa 7 miliardi di euro all’anno. Una parte graverebbe sui produttori, mentre l’altra ricadrebbe sugli oneri di sistema a carico dei clienti con contratti a tariffa variabile.
Come evidenzia un’analisi di Facile.it, tra novembre e dicembre una famiglia tipo con contratto a prezzo indicizzato potrebbe spendere circa 59 euro in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel mercato all’ingrosso le quotazioni a termine segnalano un prezzo di 258 euro per megawattora a novembre e di 247 euro a dicembre, con un rincaro complessivo nei quattro mesi autunnali stimabile in circa 99 euro.
Il prossimo snodo decisivo è atteso con la riunione governativa del 9 novembre per capire se la bozza supererà i rilievi tecnici. Ritenete che il tetto al prezzo del gas riuscirà ad alleggerire le fatture delle famiglie? 👍

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