Dr. Max supera 300 farmacie in Italia e punta a un miliardo di fatturato: la strategia del ceo Urbani

Dr. Max supera 300 farmacie in Italia e punta a un miliardo di fatturato: la strategia del ceo Urbani
Dr. Max supera 300 farmacie in Italia e punta a un miliardo di fatturato: la strategia del ceo Urbani

La catena europea Dr. Max accelera la propria espansione sul mercato italiano. Con la recente acquisizione di Farmacie Italiane, il gruppo ha superato la soglia dei 300 punti vendita lungo la penisola, fissando un target finanziario ambizioso: raggiungere a breve un miliardo di euro di fatturato.

Il gruppo, nato a Praga e forte di oltre vent’anni di attività, rappresenta oggi la prima rete di farmacie in Europa per capillarità. Conta più di 3.300 presidi distribuiti in 17 Paesi, combinando l’operatività dei negozi fisici con le consegne a domicilio e i canali digitali.

Economie di scala e integrazione omnicanale

Il piano industriale illustrato dal ceo Alessandro Urbani poggia su due fattori operativi: abbattimento dei costi di approvvigionamento e moltiplicazione dei canali di vendita.

“Da un lato efficienza ed economie di scala consentono di dare accesso a soluzioni per la salute a prezzi competitivi, pur mantenendo i massimi standard qualitativi”, chiarisce Urbani. Dall’altro, l’infrastruttura logistica copre l’acquisto fisico, il click & collect e il recapito rapido a casa nell’arco di poche ore.

Lo scenario normativo aperto dalla legge sulla concorrenza del 2017 ha aperto la strada all’ingresso del capitale privato nelle farmacie. L’approccio di Dr. Max, ribadisce il vertice aziendale, esclude manovre speculative orientate a rapide uscite finanziarie, puntando invece al consolidamento della quota di mercato.

La transizione verso la farmacia dei servizi

L’evoluzione della rete si intreccia con la trasformazione funzionale del punto vendita, destinato a diventare un avamposto diagnostico e assistenziale sul territorio.

La farmacia tradizionale evolve in presidio integrato nel Servizio Sanitario. I nuovi spazi accolgono screening di primo livello, telemedicina, campagne vaccinali e attività di monitoraggio per le terapie croniche.

“È un peccato che si discuta da decenni di farmacia dei servizi con risultati ancora parziali”, evidenzia Urbani, sottolineando come la capillarità distributiva sia lo strumento necessario per colmare il divario assistenziale tra ospedale e cittadino.

Competenze cliniche e incentivi contro la fuga dalla professione

Questo cambio di rotta impone una revisione dei profili professionali. Oltre alla preparazione scientifica di base, al farmacista sono richieste competenze specifiche nella gestione del paziente cronico, nell’uso degli strumenti digitali e nella consulenza diretta.

Il settore sconta tuttavia una carenza strutturale di personale qualificato e una progressiva perdita di attrattività della professione. Il gruppo prova ad arginare il fenomeno ridefinendo l’inquadramento del personale al banco.

Oltre a percorsi di carriera interni legati alle funzioni gestionali e organizzative, la catena ha implementato schemi di incentivi variabili basati sulle prestazioni e sul valore generato per l’assistito, legando direttamente la retribuzione dei dipendenti alla crescita della rete.

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