Fatturato a 27,9 miliardi e 20.295 presidi: la svolta delle catene nelle farmacie italiane

Fatturato a 27,9 miliardi e 20.295 presidi: la svolta delle catene nelle farmacie italiane
Fatturato a 27,9 miliardi e 20.295 presidi: la svolta delle catene nelle farmacie italiane

La rete delle farmacie italiane sta affrontando una trasformazione strutturale profonda. Nel vuoto lasciato dalla carenza di medici di medicina generale e con una popolazione sempre più anziana, il bancone si è trasformato nella prima linea dell’assistenza sanitaria sul territorio.

I numeri dell’ultimo rapporto di Federfarma fotografano 20.295 sedi attive a livello nazionale. La netta maggioranza è privata (18.567 esercizi), a fronte di 1.728 presidi pubblici.

La capillarità resta il punto di forza del sistema: 7.200 farmacie operano in comuni con meno di 5.000 abitanti e ben 2.000 garantiscono il servizio in borghi sotto i 1.500 residenti, dove spesso rappresentano l’unico punto sanitario raggiungibile. Il servizio notturno vede attive 1.800 strutture, di cui 300 nei capoluoghi e 1.500 nelle province.

I numeri del settore: densità record e fatturato in crescita

Il comparto impiega circa 100mila professionisti, inclusi 21mila titolari o soci, con una componente femminile prevalente al 56%. In Italia si conta una farmacia ogni 2.904-2.920 abitanti, una densità nettamente superiore alla media europea di una ogni 3.214 cittadini.

Questa rete ha generato nel 2025 un volume d’affari pari a 27,9 miliardi di euro. Il dato segna una crescita del 14,3% rispetto ai 24,4 miliardi registrati nel 2018.

Ogni giorno 4 milioni di persone varcano la soglia di una farmacia. Tra queste, circa 800mila richiedono una consulenza sanitaria diretta, mentre aumenta la richiesta di prestazioni diagnostiche e servizi clinici sul posto.

La pressione demografica e il definanziamento della sanità

L’evoluzione della domanda è guidata da una popolazione tra le più vecchie al mondo. Secondo i rilievi Eurostat, all’inizio del 2025 l’età media italiana ha toccato i 49,1 anni, ben al di sopra della media continentale di 44,9 anni e distante dai 39,6 dell’Irlanda.

Nell’ultimo decennio l’età media nel nostro Paese è salita di 3,9 anni. Oggi il rapporto generazionale si attesta a 208 over 65 ogni 100 under 15, un confronto impietoso rispetto al dato del 1976, quando il rapporto era di circa 50 a 100. Con un tasso di natalità fermo a 1,14 figli per donna, le stime demografiche indicano entro il 2050 una contrazione di 4 milioni di residenti e una quota di over 65 pari al 34,6%.

L’aumento di cronicità e politerapie richiede un monitoraggio continuo, ma i conti pubblici non tengono il passo. I dati della Fondazione Gimbe evidenziano una spesa sanitaria pubblica bloccata al 6,4% del Pil fino al 2029.

Il disavanzo tra il Fondo Sanitario Nazionale e il fabbisogno effettivo è passato da 3 miliardi di euro nel 2023 a 4,3 miliardi nel 2024. Le proiezioni stimano una voragine crescente: 7,1 miliardi nel 2027, 10,1 miliardi nel 2028 e 13,4 miliardi nel 2029, accumulando un deficit superiore a 30 miliardi di euro nel triennio. Un quadro che spinge il sistema ad appoggiarsi a strutture territoriali private per erogare prestazioni di base a costi marginali.

Il tramonto della gestione familiare

La vera rottura rispetto al passato riguarda l’assetto societario. Il modello tradizionale della farmacia indipendente a conduzione familiare sta cedendo il passo a gruppi strutturati e capitali d’investimento.

A imprimere la svolta è stata la legge sulla concorrenza del 2017, che ha autorizzato l’ingresso delle società di capitali nella proprietà delle farmacie, ponendo come unico sbarramento il limite del 20% delle licenze su base regionale.

L’avanzata delle catene retail e dei grandi network

Il canale del retail organizzato detiene già il 41,95% del mercato, includendo le formule di affiliazione forte. Le strutture controllate direttamente da società di capitali sono salite dal 5% del 2023 al 6% del 2024, superando quota 1.200 esercizi.

Aggregando catene proprietarie, farmacie comunali aggregate e network affiliati con contratti vincolanti, il segmento a gestione centralizzata ha raggiunto il 20% della rete nel 2024. Il target degli operatori punta al 25% dell’intero mercato italiano entro il termine del 2026.

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