Droni e 9 fuoristrada al fronte: suore bielorusse accusate di finanziare i soldati russi con la vendita di icone

Droni e 9 fuoristrada al fronte: suore bielorusse accusate di finanziare i soldati russi con la vendita di icone
Droni e 9 fuoristrada al fronte: suore bielorusse accusate di finanziare i soldati russi con la vendita di icone

Dietro la vendita itinerante di icone sacre e oggetti devozionali si nascondeva un canale di rifornimento per l’esercito di Mosca. A finire sotto inchiesta sono le religiose del convento ortodosso di Sant’Elisabetta a Minsk, in Bielorussia.

Un’indagine del quotidiano francese Ouest-France ha documentato le attività delle monache nella cittadina costiera di Les Sables-d’Olonne. Con il pretesto di sostenere orfanotrofi e cliniche psichiatriche, la delegazione raccoglieva donazioni in contanti tra i fedeli europei.

La rete “Aiuto per i Fratelli” e le forniture belliche

I vertici del convento mantengono un legame organico con il regime bielorusso e appoggiano apertamente l’invasione dell’Ucraina. Nel gennaio 2023 lo stesso Alexander Lukashenko ha visitato la struttura, elogiando le collette destinate alle truppe sul campo.

L’arciprete Andrei Lemeshonok, guida spirituale del monastero, ha definito la comunità monastica una vera e propria “unità combattente”, incitando costantemente alla preghiera per i soldati russi.

I canali Telegram del convento hanno svelato l’esistenza del progetto “Aiuto per i Fratelli”, una complessa operazione logistica coordinata tra suor Alexandra a Minsk e suor Evgenia del convento di Santa Maria Maddalena a Orel, in Russia.

Droni, veicoli e propaganda con il simbolo “Z”

Le prove raccolte certificano l’invio diretto ai reparti d’assalto russi di droni, stivali tattici, kit medici e almeno nove veicoli fuoristrada.

Tra i documenti emersi spicca un filmato in cui un militare ringrazia esplicitamente suor Alexandra per la consegna di un velivolo senza pilota. Altre immagini ritraggono la religiosa mentre posa davanti a una bandiera con la “Z”, simbolo dell’operazione militare del Cremlino.

La struttura di Minsk non è un semplice luogo di preghiera: controlla sette società, dà lavoro a circa 1.600 persone e gestisce un vasto patrimonio agricolo e industriale.

I divieti all’estero e la difesa del monastero

Interrogate dai giornalisti francesi, le suore hanno respinto ogni addebito, sostenendo che gli incassi europei servono unicamente per mense dei poveri e ricoveri. L’uso esclusivo del contante impedisce qualsiasi tracciamento effettivo dei flussi finanziari.

Don Antoine Nouwavi, parroco di Les Sables-d’Olonne, aveva inizialmente bloccato le vendite nella sua parrocchia, salvo poi riammettere le religiose a fronte di una rassicurazione scritta della Madre Superiora. Il sacerdote ha dichiarato che fermerà le attività solo dietro un divieto ufficiale del ministero degli Esteri francese.

Mentre la diplomazia di Parigi e i vertici della Chiesa cattolica francese non hanno rilasciato commenti, le diocesi di Regno Unito, Polonia, Svezia e Svizzera hanno già espulso e bandito definitivamente le monache bielorusse dai loro territori.

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