Il via libera concesso da Londra per l’avvio delle trivellazioni nel giacimento Sea Lion riapre la contesa diplomatica tra Argentina e Regno Unito sulla sovranità delle isole Falkland/Malvine.
L’area contesa custodisce riserve stimate in 1,7 miliardi di barili di greggio e si trova a 220 chilometri a nord dell’arcipelago. Buenos Aires rivendica la zona all’interno della propria piattaforma continentale secondo i parametri approvati in sede Onu, mentre le autorità britanniche la considerano parte della Zona economica esclusiva delle isole.
In un discorso a reti unificate, il presidente argentino Javier Milei ha ribadito la posizione del suo governo: “Le Malvine sono argentine, per storia e per diritto, non c’è discussione a riguardo”.
La contesa sul giacimento Sea Lion
Milei ha accusato Londra di violare sistematicamente gli orientamenti delle Nazioni Unite, che da mezzo secolo invitano entrambe le parti ad astenersi da iniziative unilaterali fino alla risoluzione definitiva dello status territoriale.
Il governo argentino ha approvato un decreto basato sulla legge nazionale 26.659 per sanzionare le società coinvolte nelle estrazioni: la britannica Rockhopper Exploration e l’israeliana Navitas Petroleum.
Le compagnie petrolifere hanno minimizzato l’impatto delle sanzioni, specificando che i provvedimenti di Buenos Aires non avranno effetti pratici sulle operazioni offshore, forti del pieno appoggio del Regno Unito.
Il ruolo di Washington e la posizione britannica
Il governo argentino scommette su un possibile cambio di rotta della diplomazia statunitense. Un memorandum del Pentagono, diffuso nelle scorse settimane da Reuters, metteva in discussione il supporto incondizionato della Casa Bianca ai possedimenti d’oltremare britannici.
Nel corso di un’intervista all’emittente GB News, Donald Trump ha richiamato il conflitto del 1982, costato la vita a 649 argentini, 255 soldati britannici e tre civili dell’isola: “Vi siete mossi con decisione e le avete riprese, ma è passato molto tempo”. L’ex presidente Usa ha contestualmente ricordato il proprio malcontento per la mancata collaborazione di Londra nelle questioni legate all’Iran.
La replica di Londra e il referendum del 2013
La risposta del Regno Unito non si è fatta attendere. Il ministro della Difesa britannico, Wes Streeting, ha definito le uscite di Milei come manovre dettate da esigenze di politica interna.
Streeting ha ribadito che la sovranità delle Falkland non è negoziabile, ricordando l’esito del referendum del 2013, quando il 99,8% dei residenti scelse di restare sotto la Corona britannica.
La base a Ushuaia e le critiche interne in Argentina
Per rafforzare la presenza nell’area australe, Milei ha annunciato nuovi investimenti nella Difesa per sviluppare un polo logistico e navale integrato in Terra del Fuoco. Il progetto della base militare di Ushuaia prevede una cooperazione diretta con gli Stati Uniti.
Parallelamente al piano, Buenos Aires ha messo a disposizione di Washington alcuni terreni militari strategici: un’area dell’Esercito di 38 ettari e una pertinenza della Marina di circa 3.000 metri quadrati.
La decisione ha scatenato la dura reazione dell’opposizione. L’ex ministro della Difesa argentino, Agustín Rossi, ha attaccato la linea della presidenza: “Milei parla di sovranità nazionale e al tempo stesso giustifica le proprie scelte in base all’allineamento con Trump. La politica estera del Paese non può cambiare seguendo gli umori della presidenza”.

