Una coalizione internazionale composta da 12 nazioni, tra cui Regno Unito, Francia e Canada, ha formalizzato il blocco dell’interscambio commerciale con gli insediamenti dei coloni israeliani nei territori palestinesi occupati.
La misura segna una netta svolta diplomatica per Londra. Il ministro degli Esteri britannico, Ed Miliband, ha presentato il provvedimento alla Camera dei Comuni, aprendo una frattura sia con Tel Aviv sia con la linea dell’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump.
Le accuse di Londra sul dossier Cisgiordania
Durante il suo intervento in parlamento, Miliband ha usato toni durissimi contro il governo israeliano, accusandolo apertamente di ignorare le violenze in corso nei territori occupati.
Secondo il capo del Foreign Office, Israele sta di fatto chiudendo gli occhi davanti a quella che ha definito una vera e propria operazione di pulizia etnica in Cisgiordania.
La decisione del nuovo governo laburista presieduto dal premier Andy Burnham delinea un cambio di rotta rispetto all’impostazione tenuta dal precedente esecutivo di Keir Starmer.
Il fronte europeo guidato da Parigi
Contestualmente all’annuncio britannico, il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha confermato che la Francia interromperà ogni rapporto commerciale con le colonie della Cisgiordania.
Barrot ha descritto una situazione sul campo ormai arrivata sull’orlo dell’esplosione, definendo il deterioramento dei territori una grave violazione della dignità del popolo palestinese.

Il rischio per la soluzione a due Stati
Parigi ha ribadito che la proliferazione degli insediamenti mette a repentaglio la stessa sicurezza di Israele e compromette definitivamente la soluzione dei due Stati, considerata l’unica via per evitare una condizione di conflitto perenne.
Secondo il ministro francese, nessuna pace potrà considerarsi duratura in Medio Oriente se non verrà garantita in modo rigoroso la stabilità dell’intera regione.
L’ira di Ben Gvir e la richiesta di ritorsioni
La reazione di Israele all’annuncio congiunto è stata immediata e senza mediazioni verbali, concentrandosi in particolare sull’operato britannico.
Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, ha chiesto ufficialmente al premier di ordinare la chiusura immediata del Consolato britannico a Gerusalemme Est.
Ben Gvir ha accusato la sede diplomatica del Regno Unito di operare attivamente per conto dell’Autorità Palestinese, definendo la chiusura della struttura l’unica risposta adeguata alla decisione di sanzionare le merci degli insediamenti.

