Rischio demenza ridotto del 16%: lo studio su 19.000 persone seguite per 60 anni dopo un test a 13 anni

Rischio demenza ridotto del 16%: lo studio su 19.000 persone seguite per 60 anni dopo un test a 13 anni
Rischio demenza ridotto del 16%: lo studio su 19.000 persone seguite per 60 anni dopo un test a 13 anni

Nel 1961 migliaia di studenti svedesi di tredici anni affrontarono una prova scolastica basata su quaranta serie numeriche da completare individuando la regola logica sottostante. Oltre sessant’anni dopo, quegli stessi compiti sono stati incrociati con le cartelle cliniche e i certificati di morte per valutare la salute cerebrale a lungo termine.

Un team internazionale guidato dalle università di Göteborg e Oslo ha monitorato 10.539 persone nate nel 1948, valutate a scuola nell’adolescenza e seguite nei registri sanitari fino al novembre 2025. Nel corso dei decenni, 287 individui del gruppo (il 2,7%) hanno ricevuto una diagnosi formale di demenza.

La logica a 13 anni e il legame con la demenza

L’indagine, pubblicata sulla rivista Alzheimer’s Research & Therapy, ha isolato tre differenti parametri cognitivi misurati allora: abilità verbale, orientamento spaziale e ragionamento induttivo. Il confronto epidemiologico ha rivelato che solo la capacità di estrarre regole dai dati manteneva un’associazione indipendente e duratura con la protezione dalla demenza.

Ogni deviazione standard in più ottenuta a tredici anni nella prova di logica corrisponde a un calo del 16% dell’hazard di sviluppare la patologia (hazard ratio 0,84). Al contrario, i punteggi verbali e spaziali non hanno mostrato alcuna correlazione statistica indipendente significativa nella vecchiaia.

La relazione è rimasta stabile anche neutralizzando l’influenza del titolo di studio dei genitori e del livello di istruzione raggiunto dai partecipanti intorno ai quarantadue anni.

Il ruolo di istruzione e patologie cardiovascolari

I ricercatori hanno verificato se questo scudo cognitivo fosse una conseguenza indiretta dello stile di vita. Chi ottiene punteggi migliori tende a seguire percorsi scolastici più lunghi, a svolgere professioni differenti e a prendersi più cura della propria salute generale.

I risultati dei test mostravano effettivamente una correlazione con una minore incidenza futura di diabete, ictus e infarti. L’inserimento di queste patologie cardiovascolari nei modelli statistici ha però attenuato il legame con la demenza solo in misura minima.

La verifica su quasi 20.000 persone

Per validare la scoperta, gli scienziati hanno esaminato una seconda coorte di nati nel 1953. Il campione complessivo è salito così a 19.919 persone con 367 diagnosi totali di demenza, confermando un hazard ratio pressoché identico, pari a 0,85.

Rappresentazione concettuale dell’invecchiamento cerebrale e della riserva cognitiva.

Il lavoro ha natura puramente osservazionale e non dimostra un rapporto diretto di causa ed effetto. I registri ospedalieri intercettano prevalentemente i casi clinici manifesti, i partecipanti avevano raggiunto circa settantasette anni e i dati non separavano le diverse forme della malattia, come l’Alzheimer o il declino vascolare.

I dati si collegano direttamente all’ipotesi della riserva cognitiva, suggerendo che la vulnerabilità strutturale del sistema nervoso possa determinarsi già nelle prime fasi dello sviluppo biologico, decenni prima della comparsa dei sintomi.

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