Milano rappresenta uno dei set a cielo aperto più dinamici e geometrici del cinema internazionale. L’evoluzione della metropoli lombarda ha attraversato le lenti del Neorealismo, la disillusione della commedia, il noir degli anni di piombo e le grandi produzioni americane contemporanee.
Il legame tra il capoluogo lombardo e la produzione visiva trova una nuova vetrina il 22 settembre 2026, quando la Galleria Vittorio Emanuele II ospiterà Vogue World Milano 2026. Lo storico passaggio coperto tra piazza del Duomo e la Scala farà da cornice all’avvio della Milano Fashion Week, rinnovando un dialogo tra architettura e narrazione visiva iniziato nel secondo dopoguerra.
Anni 50: la ricostruzione e la fiaba di De Sica
Con Miracolo a Milano (1951), Vittorio De Sica e lo sceneggiatore Cesare Zavattini scelgono le baracche di Lambrate per mettere in scena una parabola di realismo magico. Premiata con la Palma d’Oro a Cannes, la pellicola affronta l’avanzata dell’industrializzazione e la solidarietà tra i ceti marginali.
La sequenza finale vede i protagonisti alzarsi in volo a cavallo di scope da Piazza del Duomo, sorvolando le guglie marmoree alla ricerca di un luogo in cui «buongiorno voglia dire veramente buongiorno».
Anni 60: il boom economico, l’immigrazione e la crisi esistenziale
Dalla Stazione Centrale alle fabbriche
Nel 1960 Luchino Visconti realizza Rocco e i suoi fratelli, tragedia sociale sull’immigrazione meridionale. La famiglia Parondi giunge dalla Lucania alla Stazione Centrale durante una nevicata, finendo per dividersi tra le palazzine di periferia, l’Idroscalo e la palestra di pugilato di via Bellezza.
Il punto di rottura tra Rocco (Alain Delon) e Nadia (Annie Girardot) si consuma sulle terrazze del Duomo, tra i blocchi di marmo di Candoglia.
Annie Girardot e Alain Delon sul Duomo in Rocco e i suoi fratelli (1960).
Nel 1961 Michelangelo Antonioni vince l’Orso d’Oro a Berlino con La notte, trasformando lo spazio urbano in un dispositivo psicologico. Marcello Mastroianni e Jeanne Moreau interpretano una coppia borghese in crisi, pedinata attraverso i cantieri di Sesto San Giovanni e i riflessi d’acciaio del Pirellone, fino alla villa di Barlassina.
Jeanne Moreau e Marcello Mastroianni sul set del film La notte (1961).
Sempre nel 1961, Ermanno Olmi gira Il posto reclutando attori non professionisti per documentare la burocrazia aziendale. Domenico (Sandro Panseri) e Antonietta (Loredana Detto) condividono un pranzo al sacco seduti vicino a un cantiere, mentre attorno sfilano i colletti bianchi della metropoli in piena espansione.
Anni 70 e 80: il crimine violento e la commedia degli yuppie
Nel 1972 Fernando Di Leo firma Milano calibro 9, ispirato ai testi di Giorgio Scerbanenco. Con la colonna sonora rock-sinfonica di Luis Bacalov e degli Osanna, la pellicola segue la fuga e la vendetta di Ugo Piazza (Gastone Moschin) tra la Stazione Centrale, i Navigli degradati e le aree industriali grigie del periodo.
Dodici anni dopo, Castellano e Pipolo dirigono Renato Pozzetto in Ragazzo di campagna (1984). L’arrivo del contadino Artemio a bordo del trattore in San Babila e il monolocale robotizzato da pochi metri quadri sintetizzano le contraddizioni della “Milano da bere” e la speculazione abitativa degli anni Ottanta.
Anni 90 e 2000: nevrosi metropolitane e nuove classi sociali
In Maledetto il giorno che ti ho incontrato (1992), Carlo Verdone e Margherita Buy portano sullo schermo l’ansia dell’intellettuale contemporaneo. Il dialogo notturno tra i due protagonisti, intenti a confrontare ansiolitici e fobie alle Colonne di San Lorenzo, fotografa i ritmi logoranti della città di fine secolo.
Il tema del precariato giovanile esplode nel 2009 con Generazione 1000 Euro di Massimo Venier, tratto dall’omonimo romanzo. Matteo (Alessandro Tiberi) si muove tra le aule dell’Università Statale sotto i porticati del Filarete, le case di ringhiera di via Carlo Farini e gli uffici del settore marketing.
Nello stesso anno, Luca Guadagnino dirige Io sono l’amore, ambientato tra le geometrie razionaliste di Villa Necchi Campiglio. Tilda Swinton interpreta Emma, figura centrale di una famiglia dell’alta borghesia industriale milanese, intrappolata tra marmi e giardini recintati.
Luca Guadagnino con Marisa Berenson e Tilda Swinton durante le riprese di Io sono l’amore (2009).
Gli anni Venti contemporanei: tra cronaca nera e moda globale
Nel 2021 Ridley Scott porta la produzione di House of Gucci nel capoluogo lombardo per ripercorrere l’omicidio di Maurizio Gucci (Adam Driver), consumatosi nel quartiere Magenta. Il lungometraggio mostra Lady Gaga (Patrizia Reggiani) nel Quadrilatero della Moda, davanti alla panzerotteria Luini e lungo via Montenapoleone.
Lady Gaga e il regista Ridley Scott durante le riprese di House of Gucci (2021).
Con Il diavolo veste Prada 2 (2026), diretto da David Frankel, il legame con la moda globale si consolida definitivamente. Le riprese coinvolgono Palazzo Parigi a Brera, Piazza Mercanti, Porta Vittoria, il ristorante Il Salumaio di Montenapoleone e gli spazi espositivi della Fondazione Prada, fino a Miranda Priestly (Meryl Streep) che attraversa la Galleria Vittorio Emanuele II.
Meryl Streep sul set del film Il diavolo veste Prada 2.






