Omicidio Cinzia Pinna, la madre del killer rompe il silenzio: denuncia il marito e vende la tenuta

Omicidio Cinzia Pinna, la madre del killer rompe il silenzio: denuncia il marito e vende la tenuta
Omicidio Cinzia Pinna, la madre del killer rompe il silenzio: denuncia il marito e vende la tenuta

A un anno dalla morte di Cinzia Pinna, la madre dell’uomo reo confesso del delitto sceglie la rottura netta con il proprio passato familiare. Nicolina Giagheddu, 65 anni, ha formalizzato una denuncia per maltrattamenti contro il marito, depositando un fascicolo di 12 pagine presso la Procura di Tempio Pausania.

L’atto documenta trent’anni di percosse, umiliazioni sistematiche e minacce armate subite tra le mura domestiche. La donna ha definito il proprio passo giudiziario un atto di ribellione scaturito a seguito del femminicidio commesso dal figlio, Emanuele Ragnedda.

Il delitto di Conca Entosa e il rinvio a giudizio

La vicenda risale alla notte dell’11 settembre, quando Cinzia Pinna, 32 anni, originaria di Castelsardo e impiegata come stagionale a Palau, è salita sulla vettura di Ragnedda dopo una serata trascorsa con alcune amiche.

I due si sono diretti a Conca Entosa, una tenuta agricola situata tra i territori comunali di Palau e Arzachena. Al culmine di una lite, l’uomo ha esploso tre colpi di pistola al volto della giovane, occultandone poi il corpo nella macchia mediterranea della proprietà.

Il cadavere è stato recuperato dagli inquirenti dopo dodici giorni di ricerche, a seguito della piena confessione resa dall’indagato. Il prossimo 10 novembre 2026, Ragnedda comparirà dinanzi alla Corte d’Assise di Sassari con le accuse di omicidio volontario aggravato da crudeltà, motivi abietti e sevizie, occultamento di cadavere, calunnia e spaccio di sostanze stupefacenti.

La denuncia contro il marito e la fine dell’omertà

Nicolina Giagheddu ha chiarito pubblicamente la genesi della sua azione legale, legandola alla necessità di interrompere una spirale di prevaricazioni trasmessa nell’ambiente domestico. Il testo consegnato ai magistrati ricostruisce un regime coercitivo iniziato subito dopo il matrimonio e proseguito per tre decenni.

«Ho denunciato e ho avuto un moto di ribellione di fronte a una vita spezzata da colui a cui io stessa ho dato la vita», ha dichiarato la donna. L’obiettivo dichiarato dell’esposto è fare in modo che i soprusi subiti non restino impuniti, stabilendo una netta linea di demarcazione rispetto alle condotte maschili interne al nucleo familiare.

La vendita della proprietà per il risarcimento

Parallelamente all’azione penale contro il coniuge, Giagheddu ha avviato le pratiche per alienare il compendio immobiliare in cui si è consumato l’omicidio. La tenuta vinicola di Conca Entosa, ereditata dalla 65enne dalla propria famiglia d’origine, verrà messa sul mercato tramite l’assistenza dei legali di fiducia.

L’intero ricavato della compravendita immobiliare sarà destinato a indennizzare i congiunti di Cinzia Pinna. La decisione è stata formalizzata come atto materiale di ristoro civile, pur nella consapevolezza della gravità irreparabile del delitto consumato sui terreni di famiglia.

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