Pensione a 64 anni con 25 di contributi: la proposta che rischia di tagliare l’assegno del 10,6%

Conteggio dei contributi previdenziali per la pensione anticipata
La proposta sulla previdenza prevede l'accesso alla pensione anticipata con il ricalcolo contributivo integrale.

L’accesso alla pensione anticipata potrebbe aprirsi a 64 anni anche per chi ha iniziato a versare contributi prima del 1996. La misura, avanzata come proposta dalla Lega, punta a estendere le regole della pensione anticipata contributiva a una platea di lavoratori finora esclusa.

I requisiti fissati per l’uscita non si limitano però al dato anagrafico. Il piano prevede una contribuzione minima di 25 anni e un importo pensionistico maturato pari ad almeno tre volte l’assegno sociale, equivalente a non meno di 1.638,72 euro lordi al mese nel 2026.

Il vincolo del ricalcolo contributivo integrale

Per i lavoratori con versamenti antecedenti al 1996, l’accesso a questo canale comporterebbe l’accettazione del ricalcolo dell’intero montante con il sistema contributivo. Questo passaggio impone la rinuncia definitiva alla quota calcolata con il metodo retributivo, traducendosi in una riduzione lineare e permanente dell’assegno.

I calcoli dell’Osservatorio previdenza della Cgil mettono a fuoco le conseguenze finanziarie del meccanismo. Un dipendente con 40 anni di versamenti e una retribuzione lorda annua di 35 mila euro percepirebbe circa 1.726 euro mensili sotto il regime misto, mentre con il passaggio al contributivo puro l’importo scenderebbe a circa 1.543 euro, registrando una flessione del 10,6%.

Questa decurtazione genera un paradosso immediato: il ricalcolo rischia di far scivolare il trattamento finale al di sotto della soglia minima richiesta di 1.638,72 euro, impedendo di fatto il pensionamento.

Pensione a 64 anni con 25 di contributi: la proposta che rischia di tagliare l'assegno del 10,6%

La barriera per carriere discontinue e redditi bassi

Lo sbarramento economico colpisce in misura maggiore i profili con percorsi professionali frammentati o retribuzioni contenute. Secondo le elaborazioni sindacali, chi vanta 30 anni di contribuzione e un reddito lordo annuo di 30 mila euro otterrebbe una prestazione stimata attorno ai 1.110 euro mensili, rimanendo ampiamente escluso dal parametro d’accesso.

L’anticipo risulterebbe quindi accessibile quasi esclusivamente a chi ha alle spalle carriere continue e livelli contributivi medio-alti, uniti alla disponibilità a subire una decurtazione economica per anticipare l’addio al lavoro.

Il nodo dell’utilizzo del TFR

Tra le opzioni tecniche avanzate nel dibattito figura l’impiego del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) per colmare l’eventuale distanza dalla soglia economica richiesta. L’ipotesi incontra la ferma opposizione della Cgil, che ricorda come la liquidazione rappresenti salario differito: integrarla nel calcolo significherebbe far finanziare l’uscita anticipata direttamente dalle risorse del lavoratore.

Il quadro normativo resta subordinato all’iter politico e parlamentare. I vincoli d’accesso, le formule di computo e il possibile ricorso al TFR diverranno operativi soltanto in caso di inserimento ed effettiva approvazione del provvedimento all’interno della normativa statale.

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