Un intervallo di appena novanta giorni può modificare l’importo finale del trattamento pensionistico. La finestra mobile prevista per la pensione anticipata ordinaria crea uno scarto temporale tra il momento in cui si raggiungono i requisiti contributivi e l’effettiva erogazione della prima mensilità.
Questo scarto trimestrale assume un peso economico rilevante proprio nel passaggio tra il 2026 e il 2027. La ragione risiede nel meccanismo di calcolo che fissa il valore dell’assegno in base alla decorrenza e non alla semplice maturazione del diritto.
La decorrenza e l’aggiornamento dei coefficienti
I coefficienti di trasformazione convertono il montante contributivo accumulato dal lavoratore nella rendita pensionistica annuale. Questi valori aumentano con l’età anagrafica al momento della decorrenza, ma vengono rideterminati per legge a cadenza biennale.
I parametri attuali coprono il biennio 2025-2026 e rimarranno in vigore fino al 31 dicembre 2026. A partire dal 1° gennaio 2027 scatteranno nuovi coefficienti, ancora da quantificare, legati alle variazioni della speranza di vita registrate dall’Istat.
Il discrimine tra settembre e ottobre
La finestra di tre mesi rende determinante il giorno esatto di maturazione dei contributi. Chi perfeziona i requisiti entro il 30 settembre 2026 vedrà decorrere la pensione entro la fine dello stesso anno, bloccando i coefficienti del biennio in corso.
Al contrario, chi taglia il traguardo contributivo dal 1° ottobre 2026 vedrà slittare la prima data utile al 2027. Anche se il diritto fa riferimento alle regole del 2026, la quota contributiva verrà calcolata con le nuove tabelle biennali del 2027.

