Nelle scuole italiane, dalla scuola dell’infanzia fino agli istituti superiori, si contano circa 930 mila studenti stranieri, un contingente che rappresenta l’11,6% della popolazione scolastica complessiva su oltre 8,5 milioni di allievi. Secondo le rilevazioni ufficiali del Ministero dell’Istruzione e del report ISMU, ben 607 mila di loro sono nati sul territorio nazionale, configurandosi a pieno titolo come seconde e terze generazioni.
Mentre il confronto politico accende i riflettori sulla gestione delle aule e sui limiti percentuali, i dati statistici fotografano un quadro strutturato: appena una classe su 13 registra una maggioranza di ragazzi con cittadinanza non italiana, e la quasi totalità si concentra nelle aree a più alta densità lavorativa del Nord.
Dove si concentrano gli studenti con cittadinanza non italiana?
La distribuzione territoriale non segue un andamento omogeneo lungo la Penisola. Più di un quarto dell’intera platea si trova nelle aule della Lombardia, che accoglie da sola 236 mila allievi, pari al 26% del totale nazionale, con una crescita di 15 mila unità nel quadriennio. Il resto del bacino settentrionale e centrale assorbe la maggior parte delle restanti iscrizioni.
A livello cittadino, il primato spetta a Milano con 79.039 studenti non italiani, seguita da Roma a quota 63.782, Torino con 39.465 e Brescia con 32.747. Nelle regioni meridionali i volumi generali risultano decisamente inferiori, sebbene emerga una specificità legata ai minori non accompagnati: alle spalle del capoluogo lombardo, che ne conta oltre mille, si posiziona infatti Catania con 745 presenze registrate.
| Regione | Studenti non italiani |
|---|---|
| Lombardia | 236.000 |
| Emilia-Romagna | 112.839 |
| Veneto | 94.669 |
| Lazio | 80.051 |
| Piemonte | 78.039 |
Il tetto in classe: una regola che esiste già
Nel dibattito collettivo ricorre sovente l’idea che occorra una legge inedita per limitare le presenze straniere per aula. Nei fatti, una soglia prefissata regola la composizione delle sezioni: il limite ordinario del 30% per classe risale alle disposizioni operative introdotte dalla Riforma Gelmini del 2010 ed è tuttora integrato nelle linee guida scolastiche.
Anche la reale portata delle difficoltà linguistiche d’ingresso presenta una scala delimitata all’interno del sistema formativo, come puntualizzato dal presidente della sezione romana dell’ANP (Associazione Nazionale Presidi), Mario Rusconi:
Le classi con studenti stranieri che non parlano italiano in tutta Italia sono circa mille, 750 nella primaria, il resto nella secondaria di primo e secondo grado. È previsto da due anni che ci siano circa mille docenti in Italia preparati per l’insegnamento dell’Italiano lingua 2: laddove c’è un certo numero di studenti non parlanti italiano, dovranno seguire questi corsi. Le cifre non sono alte: mille classi su trecentomila non sono molte e certo avere molti alunni non parlanti italiano in classe, significa non includerli.
Se un plesso supera localmente la quota consentita, le direttive prevedono lo smistamento verso gli istituti del vicinato, proprio per evitare l’interruzione della frequenza e tutelare l’inserimento didattico.
Tra rendimento e dispersione: cosa dicono i dati Invalsi
Il percorso scolastico degli studenti stranieri in Italia fa emergere alcune criticità rilevate dagli indicatori d’apprendimento. Le rilevazioni standardizzate dell’Invalsi evidenziano che in terza media il divario nei punteggi segna 22,6 punti in meno per l’italiano e 13,5 punti in meno per la matematica rispetto ai compagni italiani. La differenza nel rendimento matematico tende ad annullarsi nel corso degli studi secondari, mentre nelle prove di lingua inglese gli allievi di origine straniera registrano performance superiori.
Resta aperto il nodo della dispersione implicita, ovvero la condizione di chi completa gli studi senza raggiungere le competenze di base: il fenomeno tocca il 22,5% degli alunni non italiani contro l’11,6% del resto degli studenti.
L’orientamento verso le superiori e le provenienze
Le differenze si riflettono anche nella fase decisionale dopo la secondaria di primo grado. Alle scuole medie, oltre il 50% degli allievi italiani programma l’iscrizione a un liceo, a fronte del 38,3% rilevato tra gli stranieri, sebbene il dato risulti in costante aumento tra le seconde generazioni nate sul territorio.
Riguardo alle comunità di origine, la metà degli iscritti fa riferimento a cinque cittadinanze maggioritarie: romena, albanese, marocchina, cinese ed egiziana, mentre la restante quota si ripartisce tra decine di nazionalità differenti.
💚 Conoscere i numeri ufficiali della scuola permette di comprendere la realtà delle aule al di là delle percezioni e degli slogan.
📱 Il percorso formativo e linguistico resta uno dei nodi centrali per il futuro dell’istruzione pubblica.
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Quiz
Studenti stranieri nelle scuole italiane
Tre domande su quanto hai appena letto
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Quale regione italiana ospita oltre un quarto del totale degli studenti con cittadinanza non italiana?
Perché: La Lombardia accoglie da sola 236 mila allievi stranieri, equivalenti al 26% del dato nazionale.
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A quanto ammonta il tetto ordinario di alunni stranieri per classe introdotto con la Riforma Gelmini nel 2010?
Perché: Le disposizioni operative del 2010 fissano la soglia ordinaria al 30% per ciascuna aula.
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In base alle prove Invalsi citate nel testo, in quale materia gli allievi di origine straniera ottengono risultati superiori rispetto ai compagni italiani?
Perché: I dati Invalsi segnalano che gli alunni di origine straniera registrano performance migliori proprio nelle prove d'inglese.
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