Una sola produzione televisiva ha riaperto gli archivi dello stile newyorkese anni Novanta. Il debutto di Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette ha riacceso l’ossessione per il guardaroba minimale: denim lineare, cerchietti tartarugati, cappotti color cammello e abiti sottoveste in seta.
I dati confermano la portata del fenomeno. Steve Dool, senior director di Depop, ha confermato a The Zoe Report che le ricerche di capi Calvin Klein anni Novanta sono aumentate del 1646%, mentre l’interesse per il vintage generico del brand è salito del 571%.
Il fenomeno non riguarda solo il mercato second-hand. Dopo la nomina di Veronica Leoni, che nel 2025 ha riattivato le sfilate di Calvin Klein Collection interrotte nel 2019, la linea Primavera Estate 2026 ha rimesso al centro trasparenze, camisole e pizzo.
La svolta della Primavera Estate 1994
La definizione contemporanea di sottoveste risale alla sfilata Calvin Klein Primavera Estate 1994. In quell’occasione sfilarono modelli color cipria, perla, avorio e nero privi di qualsiasi imbottitura o struttura sartoriale pesante.
Il designer scelse di azzerare le armature rigide che avevano caratterizzato il power dressing degli anni Ottanta. Il nuovo capo dimostrò che l’eleganza poteva prescindere da volumi imponenti e dettagli superflui.
Collezione Calvin Klein primavera estate 2026
Il concetto ha radici storiche lontane. La rivista Vogue usò la definizione “slip dress” già nel 1934 per descrivere un capo trasparente portato sopra la lingerie, richiamando gli abiti in mussola di fine Settecento che scandalizzarono per la loro somiglianza con l’intimo.
Il taglio in sbieco e l’uso del satin o della seta hanno trasformato la sottoveste in un manifesto di ambiguità tra sfera privata e abito da sera.
Kate Moss e l’estetica post-recessione
Calvin Klein ha intercettato il clima successivo alla recessione economica puntando su un lusso non ostentato, pensato per la sfera personale. Kate Moss è diventata il volto di questa transizione, distanziandosi dai canoni delle supermodelle statuarie del decennio precedente.
Prima ancora della passerella del 1994, Moss partecipò nel 1993 a un party dell’agenzia Elite con un abito metallizzato trasparente firmato Liza Bruce. Quella disinvoltura definì lo standard del minimalismo anni Novanta.
Gwyneth Paltrow e Brad Pitt
Dalla ribellione grunge all’abito da sposa
Lo slip dress ha dimostrato una versatilità immediata. Courtney Love lo combinava a tiare e trucco sfatto creando la divisa grunge, mentre Gwyneth Paltrow nel 1996 lo portava regolarmente su red carpet prestigiosi, dagli Academy Awards al Met Gala.
Nel cinema, il film Clueless del 1996 ne ha certificato l’identità pop nello scambio tra Cher Horowitz e il padre, che scambiava il suo tubino bianco Calvin Klein per biancheria intima.
Kate Moss, Calvin Klein e Christy Turlington nel 1995
Carolyn Bessette, all’epoca dipendente dell’azienda tra Boston e New York nel settore vendite e pubbliche relazioni, tradusse questo approccio nella vita quotidiana con camicie maschili e gonne essenziali.
Nel 1996 Bessette sposò John F. Kennedy Jr. indossando uno slip dress in crêpe di seta color perla disegnato da Narciso Rodriguez. L’assenza di strascichi voluminosi o ricami complessi lo rese uno dei capi nuziali più celebri del decennio.
Gwyneth Paltrow sul red carpet
Negli anni lo slip dress è stato riletto da marchi come Dior, Saint Laurent, Celine e Givenchy. Nel 2026 Hailey Bieber ha ripreso questa linea indossando all’evento Time100 un abito in pizzo argento ispirato alla collezione Calvin Klein Primavera 1992, confermando l’attualità del modello a trent’anni dal suo debutto.





