Una scia di idrocarburi ha percorso 28 chilometri lungo l’asta del Naviglio Grande, partendo dall’hinterland ovest fino a raggiungere l’ingresso di Milano. La macchia, composta probabilmente da gasolio, ha minacciato direttamente la Darsena e le acque del Naviglio Pavese, impiegate per la rete irrigua agricola.
Le operazioni di emergenza sono scattate nel pomeriggio di venerdì 4 settembre e sono proseguite senza interruzioni per tutta la notte, coordinate sul posto dall’assessore alla protezione civile Marco Granelli.
Lo sversamento di idrocarburi nel canale a Milano.
I residui della sostanza inquinante nel Naviglio.
La rete di protezione per salvare la Darsena
I vigili del fuoco hanno calato in acqua sette barriere di contenimento distribuite strategicamente lungo il percorso del canale. L’obiettivo primario era intercettare il combustibile galleggiante prima dell’immissione nel bacino principale della città.
Secondo le verifiche del municipio, la barriera protettiva ha funzionato: il grosso dell’inquinante è stato bloccato a monte, mentre solo tracce minime sono riuscite a superare i filtri ed entrare in Darsena.
L’intervento dei tecnici sul Naviglio.
La chiazza oleosa nelle acque del Naviglio Grande.
I rotoli assorbenti posizionati a San Cristoforo
All’altezza della Canottieri Milano, lungo un tratto di circa 500 metri, i tecnici hanno steso panne assorbenti galleggianti arancioni, progettate per catturare il liquido oleoso in superficie. In parallelo sono state ancorate paratie più profonde per bloccare la vegetazione acquatica e le alghe già intrise di idrocarburi.
Un secondo presidio con barriera mobile è stato allestito vicino alla Canottieri Olona, nella zona di San Cristoforo, mentre le squadre hanno concentrato i controlli del sabato mattina tra via Tibaldi e via Ascanio Sforza.
Le operazioni di monitoraggio delle acque a Milano.
Dettaglio della schiuma e del carburante a ridosso degli argini.
L’aspirazione del carburante alla chiusa di via Conchetto
Il punto nevralgico dell’intervento meccanico si trova in via Conchetto, dove è attiva una chiusa idraulica. La struttura ha permesso ai vigili del fuoco di bloccare il flusso e concentrare l’aspirazione diretta del combustibile.
Sul posto operano cinque automezzi specializzati dei vigili del fuoco, mobilitati in raccordo operativo con il Comune di Milano e la Città Metropolitana.
Le panne galleggianti posizionate nel Naviglio.
Un tratto del canale interessato dalle operazioni di pulizia.
L’allarme a Magenta e la serie di sbarramenti
La perdita ha avuto origine nella frazione di Pontevecchio a Magenta, durante lavori programmati sulla condotta fognaria affidata alla gestione di Cap. Durante il cantiere è avvenuto lo sversamento imprevisto della sostanza che si è riversata a tutta velocità nella corrente.
Le indagini per stabilire la causa esatta sono state affidate ai rilievi di Arpa Lombardia e agli specialisti del nucleo Nbcr (Nucleare Biologico Chimico Radiologico) dei vigili del fuoco. Le verifiche tecniche spaziano dall’ipotesi del cedimento strutturale di una condotta fino a quella di un tentato furto di carburante finito male.
La corrente del canale trasporta l’inquinante verso la città.
La chiazza oleosa sul Naviglio Grande a Milano.
Per limitare la propagazione a catena lungo l’asse fluviale, una sequenza di sbarramenti era stata eretta fin dalle prime ore tra i comuni di Magenta, Robecco sul Naviglio, Ozzero, Abbiategrasso, Trezzano sul Naviglio e Corsico, rallentando la massa inquinante prima dell’ingresso nella rete urbana.











