Villaggio Olimpico a Milano: 1.700 studenti tra alloggi moderni, buio e zero negozi

Edifici del nuovo studentato nell'ex Villaggio Olimpico di Milano
Le strutture dell'ex Villaggio Olimpico a Milano convertite in residenze universitarie.

La trasformazione dell’ex Villaggio Olimpico allo Scalo di Porta Romana a Milano si è conclusa a tempo di record. Nel giro di pochi mesi gli alloggi destinati agli atleti sono diventati camere universitarie pronte ad accogliere circa 1.700 ragazzi, molti dei quali arrivati dall’estero tra fine agosto e inizio settembre.

Gli spazi interni rispondono pienamente alle aspettative: stanze funzionali, cucine condivise, aree sportive e zone barbecue. Il problema inizia appena si varca la soglia dell’edificio.

Il contrasto tra interni moderni e isolamento esterno

Mentre le residenze sono operative, il quartiere circostante rimane un cantiere aperto. L’area esterna è dominata da recinzioni provvisorie, distese di brecciolino e percorsi pedonali non completati.

L’accesso non ha la conformazione di un nuovo spazio pubblico aperto alla cittadinanza. L’ingresso è regolato da un checkpoint presidiato che consente il passaggio esclusivamente ai residenti e alle persone autorizzate, trasformando il complesso in un’area recintata separata dal tessuto urbano.

La carenza di servizi e negozi di vicinato

I piani terra degli stabili risultano totalmente spenti. Il nodo burocratico legato agli Spazi Privati di Interesse Generale (SPIG) sta bloccando l’insediamento delle attività commerciali di vicinato.

Mancano farmacie, bar, ristoranti, lavanderie e piccoli market essenziali per la vita quotidiana di una comunità di studenti.

Villaggio Olimpico a Milano: 1.700 studenti tra alloggi moderni, buio e zero negozi

Spesa a piedi e consegne a domicilio

Senza servizi sotto casa, centinaia di residenti ordinano costantemente cibo tramite le piattaforme di consegna, scendendo su via Lorenzini per ritirare i pasti dai rider.

Per la spesa quotidiana, decine di diciottenni e ventenni senza automobile si spostano a piedi fino al supermercato di via Ripamonti, trasportando pesanti borse della spesa per lunghi tratti.

I rischi di via Lorenzini: velocità, buio e nessuna ciclabile

La viabilità di via Lorenzini è rimasta quella del passato industriale della zona. La carreggiata è molto larga e le automobili sfrecciano spesso ad alta velocità, in assenza di dossi o attraversamenti rialzati.

La strada non dispone di una pista ciclabile protetta verso il centro o verso la stazione della metropolitana, nonostante la presenza costante di studenti in bicicletta e monopattino, oltre all’imminente arrivo delle nuove sedi di marchi come Diesel, Marni e Jil Sander proprio di fronte al complesso.

L’illuminazione notturna è puntata esclusivamente sul passaggio dei veicoli, lasciando i marciapiedi al buio. Il percorso pedonale davanti allo studentato diventa così una lingua d’asfalto poco sicura per i tanti giovani che rientrano a tarda sera.

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