Il gruppo Volkswagen ha ufficializzato un piano di ridimensionamento che prevede il taglio di 100.000 posti di lavoro entro la fine del 2030. La decisione nasce dall’impatto dei dazi imposti dagli Stati Uniti e dalla pressione commerciale esercitata dai costruttori cinesi.
L’intesa raggiunta tra dirigenza e rappresentanze sindacali aggiunge altri 50.000 esuberi a quelli già preventivati in precedenza. L’intervento colpirà circa il 15% dell’organico complessivo del colosso tedesco, che oggi conta oltre 650.000 dipendenti tra tutti i marchi del gruppo.
Dimezzamento della gamma e stabilimenti a rischio
La strategia aziendale comporterà anche una riduzione drastica dell’offerta: il totale dei modelli prodotti, inclusi i marchi premium come Audi e Bentley, verrà dimezzato. L’obiettivo dichiarato dai vertici è adattare la capacità produttiva a un mercato in forte contrazione.
Quattro stabilimenti situati sul territorio tedesco non hanno più un futuro garantito fino al 2030: si tratta dei poli di Hannover, Emden, Zwickau e Neckarsulm. La loro chiusura definitiva potrebbe concretizzarsi nell’arco dei prossimi otto anni.
«È fondamentale allineare sistematicamente i livelli di forza lavoro alle realtà economiche», ha precisato la società attraverso una nota ufficiale.
Il via libera del consiglio di sorveglianza
Nelle scorse settimane l’amministratore delegato Oliver Blume era stato contestato duramente dai lavoratori durante un incontro interno a Wolfsburg, dove ha sede il quartier generale del marchio. Le indiscrezioni sui licenziamenti su larga scala avevano acceso forti tensioni tra il personale.
Il consiglio di sorveglianza, organo che riunisce sia i delegati dei lavoratori sia gli azionisti, ha comunque votato a favore della linea dura. «Il consiglio ha approvato all’unanimità il piano strategico presentato dal consiglio di amministrazione. Questo è un segnale forte per il futuro del gruppo Volkswagen», ha commentato Blume.
Pressione globale sul mercato europeo
La ristrutturazione si configura come la più imponente mai avviata nel settore automobilistico globale. Oltre al marchio principale, la galassia Volkswagen controlla realtà come Skoda, Seat, Cupra, Lamborghini e Porsche, tutte chiamate a fare i conti con la ridefinizione dei costi.
A pesare sui bilanci dell’azienda sono il calo costante dei margini, i volumi di sovrapproduzione negli impianti europei e la perdita di terreno sul mercato della Cina, dove l’avanzata dei marchi locali sta erodendo quote storiche.
La frenata del mercato asiatico sta condizionando l’intero comparto tedesco: anche BMW ha recentemente rivisto al ribasso le proprie stime di profitto, penalizzata dalle vendite in Cina e dalle conseguenze economiche generate dal conflitto con l’Iran.

