Cabras, 400 donne a piedi scalzi percorrono 8 chilometri per Santu Srabadoreddu

Cabras, 400 donne a piedi scalzi percorrono 8 chilometri per Santu Srabadoreddu
Cabras, 400 donne a piedi scalzi percorrono 8 chilometri per Santu Srabadoreddu

Il cammino delle quattrocento lungo i sentieri del Sinis

Camicia bianca ricamata, fazzoletto giallo sul capo e gonne dai toni oro, marrone, verde e viola. Quattrocento donne hanno attraversato all’alba i sentieri sterrati del Sinis, camminando a piedi nudi per otto chilometri.

In due file ordinate, scandendo il passo con il canto de is coggius, le fedeli hanno scortato il simulacro ligneo di Santu Srabadoreddu dal santuario campestre di San Salvatore di Sinis fino alla pieve di Santa Maria Assunta.

La partenza è scattata subito dopo la messa del mattino, affrontando la polvere e la fatica del percorso a passo svelto.

L’ingresso a Cabras e l’omaggio della comunità

I botti dei mortaretti hanno annunciato l’arrivo della processione alle porte del paese. Ad attendere la statuina c’erano residenti, turisti e famiglie, con mariti, figli e fratelli ad accogliere le camminatrici.

Nel corteo erano presenti anche diverse bambine in braccio alle madri, anch’esse scalze e con l’abito tradizionale sardo.

Questo rientro chiude il ciclo cerimoniale iniziato lo scorso 28 agosto, quando le donne avevano compiuto la tratta opposta per condurre il santo nel villaggio campestre.

La chiusura dei riti religiosi

«Abbiamo compiuto il nostro dovere, con fede e sacrificio. Riportare San Salvatore a Cabras, dopo i giorni del novenario, a conclusione dei festeggiamenti, è per noi un momento di grande appartenenza alla comunità», ha spiegato Maria Francesca Spanu, presidente dell’associazione Santu Srabadoeddu.

All’arrivo del simulacro, il parroco Monsignor Giuseppe Sanna ha accolto le fedeli nella chiesa parrocchiale: «Oggi abbiamo compiuto l’ultimo gesto di omaggio a Gesù».

«Ancora una volta Cabras si è affidata al suo Salvatore, riappropriandosi di quei gesti che custodiscono la memoria della nostra identità. Con il rientro di Santu Srabadoeddu chiudiamo i festeggiamenti, ma la devozione e i sentimenti di unione che hanno caratterizzato questi giorni restano impressi nella nostra mente e nei nostri cuori», ha dichiarato il sindaco Andrea Abis.

Con il rientro della statua, le celebrazioni sono terminate e il borgo di San Salvatore è tornato al suo consueto isolamento.

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