Dietro la facciata dorata di una delle famiglie più ricche del pianeta si nasconde un incubo durato quasi vent’anni. Isabella de Carvalho-Heineken, 38 anni, ha affidato al settimanale svizzero Le Matin Dimanche il racconto della propria odissea personale.
Figlia di Charlene de Carvalho-Heineken — unica erede di Alfred “Freddy” Heineken — e dell’ex campione olimpico Michel de Carvalho, Isabella è cresciuta a St. Moritz all’interno di un nucleo familiare con un patrimonio stimato da Bilanz in 12,5 miliardi di franchi.
L’infanzia e il crollo psicologico
Nonostante i privilegi, i rapporti domestici si rivelano disastrosi. Il rigore autoritario del padre e la freddezza della madre creano tensioni costanti tra i cinque fratelli.
Isabella manifesta una grave depressione già nell’infanzia. A 12 anni si ammala di anoressia nervosa e a 14 anni arriva a pesare appena 40 chili.
“Era il mio modo di anestetizzarmi, per sparire, visto che nessuno mi ascoltava”, ha spiegato la donna. Il primo tentativo dei genitori di correre ai ripari peggiora la situazione: un ricovero forzato in una struttura psichiatrica a Londra, a stretto contatto con pazienti affetti da tossicodipendenze estreme.
Il trasferimento in Canada e la segregazione
Di fronte al fallimento delle terapie britanniche, la famiglia decide di rivolgersi a Peggy Claude-Pierre, operatrice canadese all’epoca celebrata a livello internazionale per i suoi presunti metodi miracolosi. Per le sue prestazioni, i genitori versano circa 5 milioni di franchi.
Isabella viene trasferita nella clinica di Victoria, nella Columbia Britannica. Invece di cure mediche, la ragazza trova un regime carcerario: chiusa a chiave in una stanza, privata dei documenti, isolata telefonicamente e senza denaro.
Durante un disperato tentativo di fuga per le strade canadesi, Peggy Claude-Pierre la intercetta a bordo di una station wagon e la costringe a risalire, minacciando di rinchiuderla definitivamente in un manicomio.
Peggy Claude-Pierre
Dalle Hawaii a Malta: una prigionia itinerante
Le autorità sanitarie canadesi revocano a Claude-Pierre l’abilitazione a trattare pazienti anoressici per assenza di requisiti scientifici. La donna, originaria di Crans-Montana, trasforma Isabella nella sua unica paziente e comincia a spostarla continuamente da un capo all’altro del globo.
Dalle Hawaii la finta terapeuta trasferisce la giovane a Malta. Lì Isabella trova la determinazione di scappare dopo aver letto Friedrich Nietzsche, ma durante la fuga subisce una violenza sessuale da parte di un ragazzo che le somministra dell’LSD.
Rientrata nei Paesi Bassi presso la residenza di famiglia, l’accoglienza è gelida: il padre le fa notare di non vederla cambiata, mentre la madre ammette di non aver mai creduto di rivederla viva.
La denuncia depositata a Sion
Il 5 novembre 2020 Isabella de Carvalho-Heineken ha presentato una formale denuncia contro Peggy Claude-Pierre presso la centrale di polizia di Sion, in Svizzera.
L’ex terapeuta, che ha superato gli 80 anni, continua a promuovere le proprie attività sui social network pubblicando fotografie di ragazze adolescenti in forte sottopeso.
Secondo Sophie Nicole, specialista della clinica Belmont di Ginevra, l’anoressia rimane un disturbo estremamente complesso che favorisce la proliferazione di figure non qualificate: “È la parente povera della psichiatria”.


