L’ingresso di Sfera Ebbasta allo stadio San Siro, circondato da dieci ragazze ingaggiate tra modelle e hostess per promuovere l’uscita del suo nuovo album, continua a scatenare reazioni infuocate sui social network.
Sull’episodio ha preso posizione Selvaggia Lucarelli attraverso una serie di storie pubblicate sul proprio profilo Instagram. La giornalista e opinionista ha puntato l’attenzione non soltanto sulla trovata del rapper, ma su un parallelo che coinvolge direttamente le esibizioni dal vivo di Elodie.
La provocazione sui concerti e la sessualizzazione
“Che poi si può pure discutere ma ca**o, vi risulta che le donne non siano elementi più o meno coreografici nei video musicali, ai concerti e così via?”, ha esordito Lucarelli nei suoi interventi video. La blogger ha evidenziato come la messa in scena attorno ai corpi femminili sia un fenomeno radicato nell’industria dello spettacolo musicale.
Tommaso Pietrangelo
Lucarelli ha poi indirizzato la critica verso la narrazione che accompagna le performance pop contemporanee: “Gli spettacoli di Elodie con una decina di ragazze seminude che simulano (anzi, manco simulano) atti sessuali sono libertà e emancipazione? Autodeterminazione? O forse queste performance riproducono gli stessi stereotipi che vogliamo combattere?”.
Coreografie e sponsorizzazioni: le differenze sul palco
Il confronto evidenziato da Lucarelli accomuna la trovata pubblicitaria del trapper milanese agli allestimenti scenici della cantante romana.

“Sfera e Elodie sul palco usano donne bellissime, seminude e ammiccanti nella stessa modalità. Alcune sono pure le stesse. E ovviamente non sono gli unici”, ha ribadito la giurata televisiva.
Sfera Ebbasta
A differenza della trovata di marketing di Sfera Ebbasta a San Siro, priva di un’esecuzione musicale sul momento, gli show di Elodie strutturano i corpi del corpo di ballo all’interno di una scaletta canora e coreografica complessa.
La linea sottile tra emancipazione e marketing
“In entrambi i casi delle ragazze molto belle (perché le ballerine brutte su quei palchi non salgono) lavorano per sponsorizzare un prodotto. Ne sono consapevoli? Sì. Sono consapevoli della dinamica culturale che alimentano? Non so”, ha proseguito Lucarelli.
Il giudizio conclusivo della giornalista liquida la scelta promozionale del trapper definendola anacronistica rispetto ai linguaggi comunicativi attuali: “Per me sapete come si poteva liquidare ’sta roba? Madonna che marketing decrepito. Perché è roba vecchia ancor prima di essere inopportuna”.



