11 Settembre, svelate 170mila pagine segrete: “Amianto ovunque a Ground Zero, ma dissero che era sicuro”

11 Settembre, svelate 170mila pagine segrete: "Amianto ovunque a Ground Zero, ma dissero che era sicuro"
11 Settembre, svelate 170mila pagine segrete: "Amianto ovunque a Ground Zero, ma dissero che era sicuro"

Il Comune di New York ha reso pubbliche circa 170mila pagine di rapporti finora inaccessibili sulla qualità dell’aria a Manhattan dopo il crollo del World Trade Center.

I fascicoli rivelano che i funzionari cittadini erano a conoscenza della pericolosità dell’aria già nelle prime settimane dopo l’attacco, mentre ai residenti veniva comunicato ufficialmente che non vi fosse alcun rischio sanitario.

La desecretazione delle carte è stata pianificata in concomitanza con il venticinquesimo anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001.

“Le persone si sono ammalate perché i leader di cui si fidavano hanno mentito, dicendo loro che era sicuro respirare aria tossica”, ha dichiarato il sindaco Zohran Mamdani durante una conferenza stampa con i comitati dei sopravvissuti.

Secondo quanto emerso dall’analisi dei rilievi storici, i campionamenti effettuati all’epoca nelle adiacenze di Ground Zero rilevarono la presenza di amianto “quasi ovunque”.

Le rassicurazioni smentite e il tributo sanitario

All’indomani del disastro, l’Agenzia federale per la protezione dell’ambiente (Epa) e le autorità municipali garantirono pubblicamente che la polvere sprigionata dagli edifici non presentasse minacce per la popolazione.

Le verifiche successive hanno confermato invece la prolungata dispersione di composti tossici altamente concentrati, spingendo l’allora responsabile dell’Epa, Christine Todd Whitman, a scusarsi formalmente per le conclusioni diffuse in quei giorni.

Le stime delle autorità sanitarie americane indicano che le patologie oncologiche e respiratorie provocate dall’esposizione alle macerie hanno generato nel tempo un numero di decessi superiore a quello causato direttamente dagli impatti degli aerei.

Il “memo Harding” e la tutela legale del Comune

All’interno del corpus documentale compare una nota riservata risalente all’ottobre 2001 inviata a Robert Harding, allora vicesindaco sotto l’amministrazione guidata da Rudy Giuliani.

Il testo segnalava il rischio concreto che New York affrontasse fino a 35mila richieste di risarcimento per le indicazioni sanitarie diramate con eccessivo ottimismo.

Il timore dei consulenti legali riguardava le possibili azioni civili intentate da chi era rientrato nelle proprie abitazioni a causa dei messaggi tranquillizzanti, subendo intossicazioni e danni psicologici.

Il ritrovamento delle 68 scatole di atti

L’apertura degli archivi chiude la vertenza giudiziaria avviata dal gruppo di tutela 9/11 Health Watch, che aveva citato il Comune per imporre la trasparenza sui campionamenti.

I documenti, conservati in 68 scatole, sono stati individuati l’anno scorso all’interno di uffici municipali che per lungo tempo ne avevano negato l’esistenza.

L’amministrazione Mamdani investirà oltre 34 milioni di dollari per catalogare e gestire l’archivio, annunciando che ulteriori lotti saranno resi accessibili al pubblico nei prossimi dodici mesi.

La testimonianza dei primi soccorritori

Alla presentazione è intervenuto anche Jon Stewart, attivo da anni a supporto dei soccorritori, denunciando come la città abbia deliberatamente nascosto per un quarto di secolo i rilievi scientifici che provavano l’aria irrespirabile fino a ottobre 2001.

Tra le testimonianze dirette figura quella di Elizabeth Cascio, ex soccorritrice dei vigili del fuoco di New York (Fdny), affetta da disturbi respiratori cronici e frequenti cefalee dopo il lavoro prestato tra le macerie.

“Sapevamo tutti che la qualità dell’aria non era sicura ed era altamente tossica”, ha dichiarato Cascio alla BBC, ricordando come le polveri sottili provocassero una sensazione immediata di soffocamento fin dal primo contatto con l’area del World Trade Center.

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