Il perturbante nella borghesia: l’incubo di Paolo Strippoli a Venezia 2026
Presentato in Concorso al Festival di Venezia 2026 e nelle sale dall’8 ottobre, L’estranea segna un passaggio decisivo nel percorso autoriale di Paolo Strippoli.
Il regista e sceneggiatore pugliese, a 33 anni, chiude idealmente la sua personale «trilogia della pioggia», avviata con Piove e proseguita con La valle dei sorrisi.
L’opera esplora le dinamiche di una famiglia borghese di Bari apparentemente inappuntabile, dove le aspirazioni per i figli nascondono fragilità pronte a esplodere.
Un patto oscuro: la trama e le scelte impossibili
I genitori, interpretati da Jasmine Trinca e Adriano Giannini, proiettano sui propri ragazzi ambizioni di successo tra calcio e recitazione.
L’equilibrio crolla all’improvviso quando la figlia più piccola viene sbranata dal cane di casa, rischiando l’amputazione di una gamba.
In questo momento critico compare l’Estranea, interpretata da Valeria Bruni Tedeschi, una figura ambigua a metà tra entità demoniaca e giudice spietato.
Il ricatto a catena e il controllo perduto
L’enigmatica figura impone una condizione per salvare la bambina: il figlio maggiore dovrà abbandonare il sogno calcistico e iniziare a ingrassare senza sosta.
Quando il ragazzo rischia la morte per un infarto, la madre si trova costretta a sacrificare altre persone care in una spirale inarrestabile.
Alice, la figlia ormai adulta interpretata da Romana Maggiora Vergano, emerge come l’unico sguardo lucido di fronte allo sgretolamento familiare.
Durante la presentazione stampa al Lido, Strippoli ha chiarito la genesi del progetto: «Questo film nasce dalla mia paura più grande: perdere il controllo».
L’opera richiama atmosfere vicine a Il sacrificio del cervo sacro di Yorgos Lanthimos, trasformando il senso di colpa in un meccanismo inevitabile in cui ogni scelta comporta una perdita irreversibile.

