Maggie Gyllenhaal guida la giuria dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Per la regista e attrice statunitense si tratta di un ritorno significativo al Lido, dove nel 2021 debuttò dietro la macchina da presa con La figlia oscura, conquistando il premio per la migliore sceneggiatura e tre candidature agli Oscar.
Oltre al ruolo istituzionale in giuria, Gyllenhaal porta in Laguna, fuori concorso, un cortometraggio da lei scritto e diretto intitolato Flesh Impact. Il lavoro è un tributo a Marilyn Monroe realizzato in occasione del centenario della sua nascita.
Il tributo a Marilyn Monroe tra passato e finzione
Il progetto vede protagoniste Dakota Johnson e la 93enne Ellen Burstyn, premiata a Venezia con il Leone d’Oro alla carriera, chiamate a interpretare due diverse fasi della vita dell’iconica diva di Hollywood.
La narrazione intreccia elementi biografici ed elementi immaginari. L’ispirazione include anche un aneddoto legato a Tippi Hedren, nonna di Dakota Johnson, che incontrò Marilyn Monroe in ospedale il giorno della nascita di Melanie Griffith, subito dopo un aborto spontaneo subito dalla diva.
Greta Scarano alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Il passaggio dietro la macchina da presa
Nota al grande pubblico dal 2002 per il ruolo in Secretary accanto a James Spader, Gyllenhaal ha recitato in pellicole come Il ladro di orchidee, Confessioni di una mente pericolosa e Mona Lisa Smile prima di intraprendere la regia.
Con La sposa!, rivisitazione de La moglie di Frankenstein del 1935, ha messo insieme un cast di primo piano con Jessie Buckley, Christian Bale, il fratello Jake Gyllenhaal, Annette Bening, Penélope Cruz e il marito Peter Sarsgaard.

Il passaggio alla direzione ha comportato sfide personali importanti. Durante le prime fasi di lavorazione, il confronto con il marito è stato decisivo per superare i timori e assumersi la piena responsabilità del progetto.
La violenza e la rabbia femminile sullo schermo
Le opere dirette da Gyllenhaal affrontano temi crudi senza filtri, inclusa la violenza sessuale, con l’obiettivo di mostrare realtà scomode ma necessarie per stimolare una riflessione profonda nel pubblico.
Un percorso iniziato con The Deuce
L’attenzione a figure femminili complesse e autonome risale all’esperienza nella serie HBO The Deuce, dove interpretava una sex worker diventata regista. Il focus principale del suo cinema rimane la rappresentazione autentica della rabbia femminile, un’emozione spesso repressa.
George Clooney premiato con il Leone d’Oro alla carriera a Venezia.
Nel valutare i film in concorso a Venezia 83, Gyllenhaal ha espresso grande interesse per la libertà espressiva del cinema europeo, confermando un approccio aperto e privo di pregiudizi verso le opere selezionate.



