Per secoli la chioma bionda ha rappresentato la luce, la virtù e la giovinezza. Dalle figure angeliche della pittura classica alla Venere di Sandro Botticelli, il capello chiaro è stato a lungo un canone di perfezione estetica e purezza morale.
La trasformazione di questo tratto estetico in un sinonimo di superficialità e scarsa intelligenza non è casuale. Ha una data precisa, un luogo e una figura storica ben documentata.
Il 1775 e la nascita della prima satira a Parigi
Il ribaltamento culturale avvenne nella seconda metà del Settecento a Parigi per opera di Rosalie Duthé. Famosa cortigiana legata a figure di spicco e sovrani dell’epoca, Duthé era celebre per posare per importanti ritratti d’arte.
Ritratto di Rosalie Duthé realizzato da Claude-Jean-Baptiste Hoin.
Nelle cerchie aristocratiche, la donna era solita fare lunghe pause di silenzio prima di intervenire nelle conversazioni. Questo tratto fu scambiato per lentezza mentale e le valse il nomignolo dispregiativo di “bionda muta”.
Nel 1775 la commedia satirica Les Curiosités de la Foire portò in scena un personaggio ricalcato su di lei: una cortigiana bionda e sciocca. L’opera fissò per la prima volta nel folklore popolare il nesso tra chioma bionda e ingenuità.

La consacrazione del cliché nel Novecento
Nel 1925 la scrittrice statunitense Anita Loos pubblicò il romanzo Gentlemen Prefer Blondes, introducendo la figura di Lorelei Lee, una ragazza bionda interessata al denaro e apparentemente priva di spessore intellettuale.
Il ruolo di Hollywood nel 1953
L’adattamento cinematografico del 1953 interpretato da Marilyn Monroe trasformò la maschera satirica in un fenomeno di massa globale. La recitazione di Monroe, costruita su una finta ingenuità che nascondeva in realtà una critica al maschilismo dell’epoca, venne recepita dal pubblico in modo letterale, cristallizzando il cliché per decenni.
La destrutturazione del mito dagli anni 2000
Il cinema recente ha lavorato per smontare il pregiudizio. Nel 2001 la commedia Legally Blonde (distribuita in Italia nel 2002 come La rivincita delle bionde) ha visto la protagonista Elle Woods, interpretata da Reese Witherspoon, conquistare una carriera ad Harvard smentendo chi la considerava incapace per via del suo aspetto.
Nel 2023 il film Barbie di Greta Gerwig ha ripreso la bambola bionda per eccellenza per analizzare gli stereotipi di genere e la pressione estetica nella società contemporanea.


