Gianni Amelio porta alla Mostra del Cinema di Venezia il suo nuovo film, Nessun dolore, presentato fuori concorso e in arrivo nelle sale italiane il 24 settembre con 01 Distribution. I protagonisti Alessandro Borghi e Valeria Golino affrontano sullo schermo e nel dibattito pubblico il tema della perdita e della ricostruzione personale.
La colpa e la rinascita secondo Gianni Amelio
Nel film, Borghi veste i panni di Davide, un libraio ambulante romano segnato dal coinvolgimento nell’incidente di un bambino. Schiacciato dal senso di colpa, l’uomo sceglie di accogliere nella propria abitazione una giovane migrante incinta, aprendo poi le porte ad altre persone.
Il senso dell’opera risiede nel paradosso del suo titolo. Amelio ha chiarito la propria visione al Lido: «Ci sono dolori inammissibili. Quel dolore inammissibile ti uccide, però da quel dolore inammissibile tu puoi ricominciare la vita».
Valeria Golino e Alessandro Borghi
Due reazioni a confronto davanti alla perdita
Chiamati a riflettere sul proprio approccio intimo alla sofferenza, i due interpreti hanno mostrato attitudini divergenti. Borghi ha spiegato di guardare sempre in avanti, appoggiandosi a punti di riferimento esterni.
«Credo di essere una persona che accoglie il dolore perché quasi sempre pensa di avere le risorse per poterlo superare», ha dichiarato l’attore romano. «Ma quelle risorse non le ho dentro: sono assolutamente incastonate nelle persone che amo profondamente e che vegliano sulla mia persona da quando sono nato».
L’eredità culturale e l’apertura di Valeria Golino
Golino adotta una postura priva di difese preventive. L’attrice descrive un legame istintivo con le emozioni estreme, siano esse positive o dolorose.
«Ho un rapporto con il dolore disordinato, come con la gioia», ha spiegato l’attrice. «Mi faccio attraversare dal dolore facilmente, non sono una che si protegge necessariamente. Quindi lo accolgo».
Questa attitudine affonda le radici nella cultura d’origine. «Viene semplicemente dai luoghi dove sono nata, dal Sud, dal Mediterraneo: l’idea che il dolore ti faccia fare dei passi avanti, che ti redima. C’è qualcosa delle mie origini che mi fa pensare che per avere quella cosa bella devo passare attraverso qualcosa».


