Al Forum di Cernobbio, aperto dal messaggio ufficiale del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il video-intervento programmato di Giorgia Meloni non è mai arrivato. Dai corridoi dell’organizzazione filtrano spiegazioni su problemi tecnici e tempi troppo stretti per il montaggio.
La premier è rimasta in Puglia. Nelle sale di Villa d’Este l’attenzione dei presenti si è rapidamente spostata sull’arrivo di Roberto Vannacci, presentatosi nel primo pomeriggio in camicia blu sbottonata, pantaloni chiari e citazioni di Karl Marx.
Il verdetto delle imprese: la stabilità non basta
«La stabilità è un valore, perché avere governi che cambiano ogni anno e vivere in campagna elettorale permanente non aiuta. Da sola, però, non basta», ha dichiarato l’ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.
Per Marcegaglia le priorità dell’agenda economica sono precise: l’energia elettrica resta un’emergenza nazionale, accompagnata dal nodo della burocrazia lenta e dai salari bassi.
Sulla stessa linea si posiziona Angelo Costa, al vertice del gruppo di trasporto Arriva Italia. La durata dell’esecutivo è un fattore positivo, ma secondo il manager mancano ancora politiche incisive sulla spesa pubblica e sul contrasto alle diseguaglianze territoriali.
Floriano Masoero, alla guida di Siemens in Italia, evidenzia invece una ritrovata attrattività per gli investimenti esteri. L’urgenza adesso riguarda la rivoluzione industriale dell’intelligenza artificiale, dove il sistema produttivo richiede un supporto operativo rapido.
Banche e manovra: il monito di Intesa Sanpaolo
Nei capannelli tra banchieri ed economisti si discute delle ipotesi di nuovi prelievi al settore finanziario in vista della legge di bilancio, tema sollevato anche da Matteo Salvini.
Il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, ha tracciato il confine del dialogo tra credito e Stato: «Se il Paese non va bene non vanno bene neanche le banche, ma vale anche il contrario». Indebolire gli istituti, ha ribadito il banchiere, rischia di togliere risorse propulsive allo sviluppo.
I conti delle aziende e l’affondo di Gentiloni
L’atmosfera tra gli imprenditori resta positiva: oltre il 70% degli intervistati prevede di chiudere il 2026 con ricavi in salita. L’ex consigliere dell’amministrazione Obama, Alec Ross, ha riconosciuto i meriti del governo Meloni per la tenuta dei conti pubblici e la continuità politica.
Di segno opposto l’intervento dell’ex commissario europeo Paolo Gentiloni ai microfoni di Class Cnbc. «L’esecutivo più longevo della Repubblica è partito con una crescita forte e l’ha ridotta a cifre minime», ha rimarcato l’esponente dem.
Gentiloni descrive un’Italia incerta sul piano internazionale: riluttante verso Donald Trump senza riuscire a staccarsene, e timida nel supporto militare a Kiev, in un’edizione del Forum segnata dall’assenza del presidente Volodymyr Zelensky.
Il debutto di Vannacci tra i vertici della finanza
Nel salotto economico tradizionalmente filo-europeista, Vannacci si è confrontato direttamente con Mario Monti. L’accoglienza dei manager oscilla tra curiosità e realismo politico, nella consapevolezza del peso elettorale dell’eurodeputato.
«Essere qui è come il primo lancio con il paracadute. Non sono preoccupato, non deve mica promuovermi Monti: a me interessano i voti degli elettori», ha dichiarato il generale.
Interpellato sulla sua linea economica, Vannacci ha indicato come figura di riferimento l’economista euroscettico Antonio Maria Rinaldi, ribadendo di voler imporre a Cernobbio il confronto frontale tra sovranismo e integrazione comunitaria.

