Robert Pattinson approda alla Mostra del Cinema di Venezia nel doppio ruolo di protagonista e produttore con Primetime, diretto da Lance Oppenheim. L’opera porta sul grande schermo il retroscena di To Catch a Predator, il controverso programma televisivo statunitense degli anni Duemila condotto da Chris Hansen.
La trasmissione attirava presunti predatori sessuali in trappole orchestrate per poi interrogarli a sorpresa davanti alle telecamere. Un format che ha trasformato le indagini giudiziarie in uno spettacolo mediatico di massa.
Robert Pattinson al suo arrivo al Lido di Venezia per la conferenza stampa.
La trasformazione di una crociata tv in finzione
Il progetto è nato quasi per caso attraverso una sceneggiatura condivisa tra amici, inizialmente destinata a un altro interprete. Pattinson stava collaborando con Oppenheim a un documentario quando è emersa l’idea di affidargli la regia, sfruttando la sua cifra stilistica definita spesso “docu-fantasy”.
Oppenheim ha spiegato di aver conosciuto la trasmissione originale non tramite le puntate andate in onda, ma attraverso le parodie comparse su South Park e sul web. Il regista ha accostato la figura televisiva di Chris Hansen a un personaggio cinematografico estremo come il Tony Montana di Scarface, evidenziando il paradosso di trasformare un crimine odioso in materiale da intrattenimento.
Robert Pattinson posa al photocall di Primetime alla Mostra del Cinema.
La costruzione del personaggio
La scelta di Pattinson per il ruolo principale è maturata solo dopo mesi di ricerche e letture di gruppo attorno al tavolo di produzione. L’attore ha spiegato quanto fosse inevitabile provare a imitarne la cadenza e i modi, fino all’inserimento nella sceneggiatura di una svolta narrativa dai toni quasi soprannaturali che lo ha convinto ad accettare la sfida dell’accento.
Riguardo alla reazione del giornalista originale, l’attore britannico si è detto fiducioso che Hansen colga l’interpretazione come un tributo al magnetismo che esercitava sul pubblico.
La percezione del male
Pattinson si è soffermato sul confine morale cavalcato dal protagonista dello show. Secondo l’attore, il giornalista usava la propria incrollabile certezza come un’arma scenica contro soggetti che riteneva malvagi, pur operando all’interno di un confine etico estremamente ambiguo.
Bokeem Woodbine, Phoebe Bridgers, Robert Pattinson e il regista Lance Oppenheim.
Gli incastri sul set e il cast corale
Le riprese di Primetime hanno preceduto i successivi impegni di Pattinson, tra cui i set di Dune e l’Odissea. L’attore ha raccontato che la nascita recente di suo figlio lo ha aiutato a concentrarsi senza distrazioni notturne, facilitando il passaggio mentale da un progetto all’altro pur notando alcune tracce del personaggio di Hansen nei lavori successivi.
Accanto a Pattinson recitano Anna Faris, Skyler Gisondo, Bokeem Woodbine e la musicista Phoebe Bridgers. Il gruppo ha ricreato sul set l’apparato originario della trasmissione americana, fondata sull’uso di esche, finte chat e case trasformate in teatri di posa.
Robert Pattinson fotografato al Lido durante la presentazione del film.
Dal cinema delle battute alla cultura dei meme
Interpellato sulla viralità delle sue espressioni facciali, Pattinson ha tracciato un parallelo tra la ricezione moderna dei film e quella della sua adolescenza. Rispetto agli anni in cui i ragazzi imparavano a memoria i copioni di Jim Carrey in The Mask o le battute di Austin Powers, oggi l’impatto visivo si misura attraverso la frammentazione istantanea sui social network.





