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Allarme fanghi di depurazione in Italia: senza l’uso agricolo rischiano di restare bloccate 1,3 milioni di tonnellate

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Allarme fanghi di depurazione in Italia: senza l'uso agricolo rischiano di restare bloccate 1,3 milioni di tonnellate
Allarme fanghi di depurazione in Italia: senza l'uso agricolo rischiano di restare bloccate 1,3 milioni di tonnellate

Senza lo sbocco nei campi, l’Italia rischia di trovarsi con 1,3 milioni di tonnellate di fanghi senza alcuna destinazione possibile. A lanciare l’allarme è Utilitalia alla fiera Ecomondo, presentando la terza edizione dello studio dedicato ai fabbisogni impiantistici nazionali: la quasi totalità degli scarti destinati al recupero finisce oggi nel settore primario, ma veti locali e incertezze normative minacciano di far collassare l’intero ciclo idrico.

Ogni anno gli impianti della Penisola generano complessivamente 3,2 milioni di tonnellate di fanghi di depurazione. Si tratta di una massa imponente che galleggia su un equilibrio fragilissimo, aggravato da una rete fognaria e depurativa ancora incompleta.

Il deficit strutturale pesa già direttamente sulle casse pubbliche: il Paese sostiene 4 procedure di infrazione europee, pagando sanzioni per ben 60 milioni di euro ogni anno. Ma la soluzione di queste inadempienze aprirà una sfida persino più complessa.

Cosa succede se si blocca lo sbocco nei campi?

La quasi totalità dei fanghi indirizzati a recupero viene trasformata per nutrire la terra. Quando i percorsi agronomici vengono ostacolati da blocchi amministrativi o burocrazia frammentata, le alternative semplicemente mancano.

La recente Direttiva Europea sulle acque reflue urbane impone di ridurre al minimo lo smaltimento in discarica, privilegiando la valorizzazione circolare. Se il canale agricolo dovesse fermarsi, l’impatto sul servizio idrico integrato sarebbe immediato.

Senza l’utilizzo agricolo occorrerebbe trovare immediata collocazione per circa 1,3 milioni di tonnellate di fanghi, a cui andrebbero a sommarsi ulteriori 600mila tonnellate generate con la chiusura delle infrazioni europee.

Risolvere i contenziosi con Bruxelles comporterà infatti l’estensione dei trattamenti di depurazione a centri urbani oggi non serviti. Il risultato sarà un aumento vertiginoso degli scarti: circa 600mila tonnellate in più, portando la produzione nazionale a una quota record di 3,8 milioni di tonnellate annue.

Le strade del recupero tra terra ed energia

Il riutilizzo non avviene soltanto attraverso lo spandimento diretto tal quale, ma segue filiere tecnologiche di trasformazione controllata per arricchire i terreni o estrarre energia:

  • Gessi di defecazione: prodotti tramite reazioni chimiche per correggere la struttura dei suoli agricoli.
  • Ammendanti compostati misti: fertilizzanti organici ottenuti miscelando i fanghi trattati con frazioni vegetali e matrici organiche.
  • Recupero energetico: digestione anaerobica finalizzata alla produzione di biometano, energia elettrica e calore.

Gli impianti capaci di garantire queste trasformazioni avanzate restano però insufficienti rispetto ai volumi generati dagli insediamenti urbani.

La mappa del divario: il viaggio dei fanghi da Sud a Nord

Il bilancio complessivo della gestione evidenzia una frattura netta tra le diverse aree della Penisola. Nel 2023 la bilancia dei trattamenti si è divisa quasi a metà, lasciando pochissimo margine di manovra.

Destinazione dei fanghi Quota registrata
Avviati a recupero di materia o energia 50%
Avviati a smaltimento 47%
Spediti all’estero 2%
Posti in giacenza temporanea 1%

Dietro questo 50% di recupero si cela un massiccio trasferimento logistico su gomma. Il Centro e il Sud Italia presentano una carenza impiantistica così marcata da dover esportare circa 250mila tonnellate di fanghi verso le regioni settentrionali.

Se il Nord dovesse chiudere i propri canali agronomici o saturare gli impianti, il Centro-Sud si troverebbe paralizzato nell’arco di pochi giorni, impossibilitato a smaltire i residui dei propri depuratori.

Mito contro realtà: scarto pericoloso o risorsa circolare?

Nell’opinione pubblica persiste la convinzione che i fanghi siano rifiuti tossici da occultare lontano da qualsiasi attività produttiva. Questa percezione alimenta continue opposizioni locali a nuovi impianti di trattamento.

I dati tecnici presentati da Utilitalia dimostrano l’esatto contrario: i fanghi trattati e igienizzati costituiscono una fonte insostituibile di sostanza organica e nutrienti. La loro valorizzazione evita il ricorso massiccio a concimi chimici di sintesi e riduce drasticamente il volume dei rifiuti da inviare a discarica.

Senza una decisa programmazione industriale e una cornice di regole stabili, l’impiego per i fanghi depurazione uso agricolo rischia di rimanere ostaggio della diffidenza, trasformando una preziosa risorsa circolare in una grave emergenza ambientale per l’intero Paese.

💬 Il nodo del trattamento dei reflui tocca da vicino la sostenibilità dei nostri territori e la bolletta del servizio idrico.

✨ La chiusura del ciclo dei rifiuti passa necessariamente da impianti moderni e controllati.

👇 Qual è la tua opinione sul recupero dei fanghi nei campi? Lascia un commento qui sotto per partecipare al dibattito.

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