I dati dell’Istituto Spallanzani smentiscono l’emergenza
In Italia la lebbra resta una patologia estremamente rara e sotto costante monitoraggio sanitario. A fare chiarezza sulla reale incidenza dell’infezione interviene Angela Corpolongo, infettivologa dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani e presidente della Simet (Società Italiana di Medicina Tropicale e Salute Globale).
In un’intervista rilasciata a LaPresse per la rubrica LaSalute, l’esperta ha precisato che ogni anno sul territorio nazionale si notificano in media circa 7 casi. Una cifra contenuta che esclude categoricamente qualsiasi allarme sanitario.
Bassa contagiosità ed efficacia terapeutica
La trasmissione del batterio non avviene con facilità. Il sistema immunitario umano è generalmente in grado di contrastare l’infezione, che richiede contatti ravvicinati e prolungati nel tempo per propagarsi.
I protocolli farmacologici moderni garantiscono inoltre cure tempestive e risolutive. “Oggi la terapia è molto efficace”, ha rimarcato la presidente della Simet, smorzando i timori legati a notizie allarmistiche circolate di recente.
Origine dei casi e assenza di trasmissioni autoctone
L’infettivologa, attiva presso il Centro di riferimento per le malattie infettive rare della Regione Lazio, ha evidenziato che l’ultimo contagio autoctono registrato in Italia risale al 2003. Da oltre vent’anni non si verificano focolai originati all’interno dei confini nazionali.
I pochissimi riscontri attuali riguardano esclusivamente infezioni di importazione contratte all’estero. Nelle statistiche ufficiali rientrano spesso pazienti che hanno già completato i cicli terapeutici e vengono presi in carico per la gestione dei postumi, rappresentando soggetti non più contagiosi.

